31 Lug

Asm spa, Paolo Federico deve lasciare

Questa mattina è pervenuta la nota con la quale si comunica che il Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, nell’adunanza del 17 luglio 2019, ha adottato la delibera numero 190 con cui viene dichiarata l’inconferibilità, ai sensi dell’articolo 7 comma 2, lettera d) del decreto legislativo numero 39/2013, dell’incarico conferito a Paolo Federico di amministratore unico di Asm spa, con riferimento agli incarichi in provenienza di commissario liquidatore della Comunità montana Montagna dell’Aquila e di presidente del Consorzio forestale Campo Imperatore.

Paolo Federico

In data 16 maggio 2019, l’ufficio di vigilanza Anac  aveva avviato una procedura di contestazione per la sussistenza di possibile causa di inconferibilità dell’incarico di amministratore unico dell’azienda partecipata e controllata dal Comune dell’Aquila, attribuito a Paolo Federico, già titolare di altri incarichi.
A seguito dell’apertura del procedimento, spiega l’assessore con delega alle partecipate, Fausta Bergamotto, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi,  in via prudenziale e per la tutela dell’azione amministrativa, con nota del 3 giugno 2019 aveva invitato l’amministratore unico di Asm ad astenersi dal compiere attività di gestione che non sia ordinata da indifferibilità ed urgenza’ in attesa della pronuncia degli organi coinvolti che hanno competenza ad accertare le ipotesi contestate. È  già al vaglio del primo cittadino e del responsabile anticorruzione dell’ente comunale, la valutazione di tutte le procedure consequenziali che sarà necessario adottare alla luce della decisione dell’Anac.
Ora, la nomina del nuovo amministratore o commissario della partecipata.

 

Anticorruzione sull’incarico all’Asm spa

La commissione Garanzia e Controllo è stata convocata per giovedì 30 maggio alle 15.30, per discutere sull’avvio del procedimento di vigilanza da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, relativo alle ipotesi di inconferibilità dell’incarico di amministratore unico dell’Asm a Paolo Federico, già in più occasioni segnalate dalla minoranza. Lo rende noto la presidente Elisabetta Vicini.

Elisabetta Vicini

Il documento dell’Anac comporta necessariamente che l’organismo consiliare effettui una valutazione approfondita ed urgente del caso, anche al fine di valutare le memorie che l’amministrazione intende produrre a sostegno del suo operato. Se l’Autorità dovesse adottare delle sanzioni, infatti, la nomina verrebbe dichiarata nulla, con ogni conseguenza in ordine agli atti già compiuti, oltre alle responsabilità economiche a carico dell’ente e alla sospensione dal potere di conferire altri incarichi, conclude la presidente.

Non mancheranno occasioni all’attuale amministratore unico di Asm, Paolo Federico, per dimostrare le proprie capacità gestionali, ma il risultato conseguito con l’approvazione del bilancio 2018, chiuso per il quarto anno consecutivo in attivo, non può che essere attribuito al suo predecessore Francesco Rosettini, che è stato a capo dell’azienda comunale fino a settembre dello scorso anno, rileva poi il capogruppo Pd, Stefano Palumbo.

L’amministrazione, come suo costume, rivendicando i risultati, omette di ringraziarlo ben sapendo che è merito della sua gestione anche l’attivazione della piattaforma per la selezione dei rifiuti, l’apertura alle convenzioni con i Comuni del comprensorio e l’iter per la realizzazione del nuovo centro di raccolta.

Ciò nonostante, inutile negarlo, la qualità complessiva del servizio erogato da Asm è ancora carente, con criticità strutturali che il nuovo contratto di servizio, come del resto i precedenti, affronta in maniera inadeguata, in particolare rispetto all’esigenza di consolidare l’azienda in funzione della riforma regionale in atto sulla gestione dei rifiuti. L’unica novità apprezzabile è l’estensione del contratto che, da annuale, diventa pluriennale, per tre annualità, più ulteriori due, mettendo l’azienda nelle condizioni di poter pianificare azioni ed investimenti di medio termine, ma che apre necessariamente ad un’ulteriore considerazione.

Il costo del contratto di servizio con Asm, pari a 14,5 milioni di euro è, infatti, ancora oggi, coperto in quota parte dal trasferimento straordinario da parte del Governo (siamo passati da 6 milioni del 2014 a 2,7 milioni del 2019), e per la restante dal gettito Tari.

Stefano Albano e Stefano Palumbo

Non avendo, però, alcuna garanzia sul trasferimento straordinario il rischio a cui si va incontro, per i prossimi anni, nel caso di mancato trasferimento o di drastica riduzione dello stesso, come fatto intendere chiaramente dal sottosegretario Crimi, è quello di dover inevitabilmente aumentare la tariffa sui rifiuti, per coprire i 14,5 milioni annui che, sulla base del contratto di servizio, ci impegniamo, come ente comunale, a trasferire all’Asm nei prossimi 5 anni.

Un rischio che, è bene ne siano tutti consapevoli, grava sui cittadini aquilani, che si ritroverebbero, così, a dover pagare di più un servizio identico a quello attuale. Mi permetto, allora, di suggerire tre azioni da intraprendere al fine di scongiurare un pericolo inaccettabile. Innanzitutto, partendo dai dati sulla ricostruzione e dai tempi imposti dalla legge per l’esecuzione dei lavori, non è difficile fare una proiezione sul numero di immobili che torneranno ad essere agibili nei prossimi anni e conseguentemente sul gettito Tari che produrranno. È necessario, poi, mettere in atto una seria azione di recupero dell’evasione – elusione sulla Tari. Uno studio del Sed, di cui l’amministrazione è in possesso da mesi, stima si possa recuperare agevolmente almeno 1 milione di euro all’anno. Solo dopo aver messo in campo le prime due azioni sarà possibile dunque, anzi necessario, battere i pugni e chiedere al Governo di fare la sua parte, attraverso un impegno formale sul trasferimento straordinario necessario per i prossimi anni, conclude Palumbo.