23 Nov

Manifesto delle città delle aree interne

E’ stata presentata oggi la Carta dell’Aquila, il manifesto delle città delle aree interne con cui viene sollecitato il legislatore nazionale a intervenire per dare nuovo impulso ad asset strategici di realtà che quotidianamente si confrontano con i problemi legati all’orografia dei territori o alla complessità di politiche di rinascita a seguito di calamità naturali.

A lanciarla è stato il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, che ha voluto condividerla da subito con altri tre primi cittadini che hanno vissuto l’emergenza e che hanno saputo trovare una strada, Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno, Gianluca Festa, sindaco di Avellino, e Alberto Belelli, sindaco di Carpi rappresentato dall’assessore con delega alla Ricostruzione, Riccardo Righi.

 L’iniziativa è stata moderata da Antonio Noto, presidente dell’Istituto Noto Sondaggi. Sono intervenuti l’assessore alle Aree interne della Regione Abruzzo, Guido Quintino Liris, il direttore dell’Agenzia per la coesione territoriale, Antonio Caponetto ed è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Ifel e l’Ordine dei giornalisti abruzzesi.

Cultura, formazione, innovazione e turismo: sono  gli hub di competenze sui quali programmare politiche di investimento e facilitare il passaggio da smart city a smart area delle zone appenniniche per attivare connessioni virtuose tra i comuni e renderli più attrattivi per famiglie ed imprese.

Formazione e innovazione sono temi centrali per sostenere il percorso di rinascita dopo il sisma del 2009 e dimostrare come una terra ferita possa risollevarsi se trova il coraggio di scommettere su un diffuso sistema di competenze e sui propri talenti. Una città dei saperi, della conoscenza ma anche dalla fertile e antica tradizione culturale, pronta a candidarsi a Capitale italiana della cultura per il 202,  ha dichiarato il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

A gennaio/febbraio, ha aggiunto Biondi,  aggiorneremo la strategia di ripresa socio economica Ocse con questi quattro temi, qualunque ente vorrà potrà vorrà sottoscrivere la Carta, entro il 16 dicembre presenteremo la candidatura a Capitale italiana cultura 2021 con un milione di euro disponibile dal Mibac, la proposta la faremo con Invitalia e Cultura Italia.

Le aree interne rappresentano il cuore del nostro Paese. Un cuore che, pur scalfito dal terremoto, non ha mai smesso di pulsare. E vuole tornare a battere più forte di prima. Una buona amministrazione deve fare squadra con la propria comunità e tener conto delle esigenze espresse, partendo da nuovi servizi e infrastrutture cruciali per contrastare lo spopolamento delle zone colpite dal sisma. Unendo le nostre forze, riusciremo a far sì che le aree interne tornino a essere motore trainante del nostro Paese, ha detto Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno.

Carpi ha un filo in comune con L’Aquila, Ascoli Piceno e Avellino, quello del terremoto. Nel 2012 oltre ad essere stata distrutta e lesionata una parte importante del nostro tessuto storico ed artistico, è stata  messa a dura prova la tenuta di settori produttivi di primaria importanza. Subito segnali resistenza e di ripresa, per questo abbiamo lavorato celermente per sistemare e mettere in sicurezza tutti i nostri edifici. Ma non abbiamo voluto disperdere il senso della nostra comunità, recuperando luoghi e spazi civici, come piazze ed edifici pubblici da sempre teatro di eventi strutturati come il festival della filosofia, la festa del racconto, le nostre notti bianche. La cultura è da sempre al centro delle nostre azioni. Un evento drammatico come il sisma ci ha visto reagire mettendo al centro delle nostre azioni la laboriosità e la socialità: in poche parole la nostra identità, è stato il messaggio di Alberto Bellelli, sindaco di Carpi.  

Solo chi ha subìto un evento sismico devastante per la propria popolazione può comprendere le ferite che esso lascia sul territorio. Solo chi lo ha affrontato, d’altro canto, può raccontare la forza d’animo, la volontà di non rassegnarsi e la grande voglia di riscatto con cui ognuna di queste comunità è riuscita a rialzarsi e a riprendere il cammino più forte e motivata di prima. All’Aquila testimonieremo come le nostre città, seppur così duramente colpite, possono anche rappresentare un modello di buone pratiche, figlio delle esperienze territoriali più virtuose, ha ricordato Gianluca Festa, sindaco di Avellino.

Un messaggio video è giunto contribuito dal sindaco di Matera, Raffaello De Ruggieri, con cui ha sottolineato l’importanza dell’appuntamento, sindaci e amministratori hanno introdotto quattro esperienze positive di altrettanti operatori, imprenditori e professionisti, che rappresentano un’eccellenza nelle rispettive realtà, a dimostrazione di come sia possibile investire e fare impresa anche in luoghi apparentemente meno vantaggiosi purché i talenti, le competenze e le intelligenze siano messi nelle condizioni di poter operare.

A prendere la parola sono stati Daniele Francesconi, direttore scientifico del Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo; Carlo Bachetti Doria, esperto di turismo del Comune di Ascoli Piceno; Andrea Riposati e Mattia Capulli, fondatori del laboratorio per lo studio di genoma dell’Aquila Dante Labs; Michele Santoro, digital strategist di Acca Software di Avellino.

 

La Carta dell’Aquila

Le città intermedie rappresentano per i territori periferici un riferimento fondamentale non solo come luogo in cui si concentra l’offerta dei servizi di rango superiore, ma anche come punto di accesso a competenze avanzate, nonché come hub di condensazione e rappresentanza delle identità socio culturali. Le città, infatti, anche in funzione dei processi storici di urbanizzazione, hanno assunto nel tempo la funzione di centro di accumulazione di abilità e di generazione di valore, prendendo su di loro anche il fondamentale ruolo di facilitatori e produttori di innovazione per il territorio.

Per rivitalizzare le aree interne le città appenniniche devono far gemmare nel contesto territoriale di riferi-mento un’innovativa Smart Area e offrire ai comuni limitrofi servizi tecnici e amministrativi, ottimizzando le risorse, unendo le forze, accompagnando lo spirito di iniziativa delle nuove generazioni.

Il ruolo delle città quale hub di competenze a servizio dei territori può articolarsi su quattro assi principali: cultura, formazione, innovazione, turismo.

La Carta dell’Aquila individua politiche e azioni, da condividere con i diversi livelli istituzionali, per attivare una rete di costante collaborazione tra le città delle aree interne e generare un nuovo protagonismo.

Per invertire i fenomeni di depauperamento demografico e socio-economico dei territori le città, con voce unita, chiedono:

politiche e interventi mirati a sostegno del “sistema” città – aree periferiche in grado di contribuire ad arrestare l’esodo e incentivare il ritorno anche delle nuove generazioni sui territori, attraverso una fiscalità di vantaggio a sostegno delle imprese e delle famiglie politiche economiche e sociali a sostegno delle nuove generazioni iniziative di welfare per le categorie più svantaggiate e per gli anziani; interventi di work-life balance per compensare il costo opportunità degli spostamenti per pendolarismo; misure per rigenerare l’immenso patrimonio pubblico (scuole, case cantoniere, stazioni dismesse, rifugi, solo a titolo di esempio) e valorizzare il sistema delle acque interne e delle foreste;

la valorizzazione del rapporto città – aree periferiche nell’ambito della programmazione 2021-27, per promuovere uno specifico Programma nazionale e specifici assi nei programmi regionali; concentrare l’azione di policy e le relative risorse su interventi di riconoscimento e valorizzazione del ruolo delle città per i territori di riferimento; migliorare le capacità di attrazione di fondi comunitari attenuando il gap che oggi si registra tra le aree interne appenniniche e le aree metropolitane e costiere;

nuove e più efficienti infrastrutture per la mobilità per avvicinare l’Appennino alle coste, rilanciare i collegamenti tra il Mar Adriatico, il Mar Tirreno e il Mar Ionio e rafforzare le connessioni sulla dorsale appenninica su ferro, potenziando linee strategiche esistenti e rilanciando le connessioni trasversali e longitudinali, anche in Alta Velocità su gomma, migliorando le infrastrutture esistenti, anche dal punto di vista della sicurezza, e sbloccando le opere incomplete;

la promozione di “centri di competenza” di livello nazionale, anche in collaborazione con le Università e i centri di ricerca per sostenere il nuovo protagonismo delle città e del loro territorio fondato sulle specifiche competenze e vocazioni; valorizzare le esperienze comuni su temi strategici e trasversali (calamità naturali, dissesto idrogeologico, turismo e beni culturali, monitoraggio strategico delle infrastrutture, innovazione digitale e smart city); rafforzare i settori a forte vocazione territoriale e favorire la generazione di imprese 4.0, per offrire nuove opportunità occupazionali di qualità per le fasce di popolazione in possesso di formazione superiore e arginare il fenomeno della emigrazione intellettuale.

La vulnerabilità territoriale, intesa quale esposizione al rischio elevato di calamità naturale, rappresenta un primo tema trasversale su cui realizzare uno specifico Centro di competenza.

La lunga storia di emergenze sismiche nell’area appenninica ha messo a disposizione un patrimonio di cono- scenze scientifiche, ma ancor più tecnico-operative, in tema di ricostruzione, con specifico riferimento al recupero del patrimonio culturale e artistico, al rilancio del tessuto socio-economico delle aree colpite e alla rigenerazione dell’ambiente sociale.

Valorizzare il tema della vulnerabilità territoriale consente, inoltre, di intervenire su altre dimensioni socio-e- conomiche come:

l’innovazione e le nuove tecnologie, grazie allo sviluppo di nuovi materiali e l’aggiornamento delle norme tecniche di riferimento;
la sicurezza dei cittadini, mediante il miglioramento delle prestazioni sismiche delle abitazioni, delle scuole, degli uffici pubblici;
la tutela e la messa in sicurezza del territorio;
la valorizzazione dei beni culturali, con tangibili effetti anche sull’attrattività territoriale e il comparto del turismo.