06 Nov

Casette: e i 3.500 abusi dalla Forestale?

1.140 casette temporanee registrate presso l’amministrazione aquilana, ed oltre 3.500 casette fantasma rilevate dalla Forestale, sono il sottobosco dell’abuso edilizio impiantato dopo il sisma. Oggi queste persone vorrebbero condonare, ma in seconda commissione il vice sindaco Trifuoggi, competente sulla Polizia municipale, spiegò che non si può fare. Era l’11 luglio del 2016.

All’interrogazione di ieri sullo stato dell’arte della consigliera Carla Cimoroni, Coalizione sociale, l’assessore alla pianificazione Luigi D’Eramo ha dato un’infarinata, nelle more di una più esaustiva ed approfondita disamina finalizzata a rappresentare in maniera compiuta lo stato delle cose. A seguito della delibera 58/2009, che consentì in deroga alle norme urbanistiche casette d’emergenza per il post sisma, in attesa che l’abitazione principale tornasse agibile, dopodiché la demolizione.

Al contrario il dato delle casette è in aumento, il numero di manufatti provvisori per i quali è stata presentata comunicazione, è stato riportato ieri, così come previsto dalla delibera 58, è pari a n.1203.

Dunque 63 nuove autorizzazioni, rispetto ai dati certi di Trifuoggi, ma non si capisce in base a quali inagibilità sopraggiunte.

 Ad oggi sono stati rilevati 26 manufatti abusivi per i quali sono state opportunamente emesse relative ordinanze di demolizione e contestuale segnalazione alla Procura della repubblica, riporta ancora D’Eramo.
Una trasmissione parziale di dati rispetto a quanto richiesto, per il dirigente de Nardis che firma la risposta, in quanto il riscontro necessita di tempi ragionevolmente lunghi, anche in considerazione della cospicua mole di documentazione derivante da una situazione di emergenza, con procedure non sempre organiche, con dati, in alcuni casi non presenti agli atti dello scrivente settore. Tuttavia sarà premura di questo ufficio, conclude, relazionare tempestivamente e nello specifico, su ogni punto di cui all’interrogazione in oggetto.

Una risposta firmata il 18 luglio scorso, su un’interrogazione del 3 maggio e discussa ieri, 5 novembre in Aula, in barba ai 10 giorni di tempo massimo che il Regolamento assegna per fornire risposte ai consiglieri comunali.

Abbiamo dati della Forestale da due anni e non sappiamo ancora come incrociarli?

Le casette temporanee per il sisma sono state fatte da anni, in zone a rischio dissesto o soggette ad accelerazione sismica, in spregio della delibera 58 che le ha consentite. C’è chi s’è fatta la villa,  riferì l’ex magistrato Trifuoggi, invece che i 95 metri quadri massimi autorizzati, chi con piscina e garage, chi l’ha venduta o l’ha affittata pur tornando nella sua vera casa e a quel punto per legge avrebbe dovuto abbattere la temporanea. C’è stato pure chi ha giocato sui materiali, perché dovevano essere removibili, ma nessuno ha vigilato in questi anni perché quella norma fosse rispettata. Ora, quei proprietari, continuano a premere, per un condono, attaccandosi al fatto che su certe zone a rischio hanno già costruito, che non sono zone più tanto a rischio secondo le nuove mappature, oppure se un abuso l’ha commesso quel tizio, dovrebbe essere consentito anche ad altri.

A questo punto, sostenne l’opposizione con Tinari, De Matteis, D’Eramo, Daniele e Ferella, Cialente deve prendersi le sue responsabilità e spiegare come mai abbia chiuso gli occhi per sette anni su tali abusi, ma dovrebbe metterci anche la faccia, aggiunse Masciocco, tra i rari dell’allora maggioranza a fare un intervento per dire apertamente che i 3.500 manufatti, siccome abusivi, devono essere demoliti e gli abusi non devono essere sanati. Trifuoggi annunciò un’azione legalitaria di cui avrebbe riferito nell’autunno successivo, del 2016, con l’allora sindaco Cialente, ma non abbiamo mai avuto risposte, ed anzi ad oggi autorizziamo altri manufatti temporanei.

Restano peraltro appesi 4mila condoni, lo dichiarò d’Eramo a settembre di un anno fa, dei quali riuscivamo a licenziarne 250 l’anno. Non è chiaro di che tipo di condoni parliamo e verso dove stiamo andando con un 6 aprile di dieci anni fa alle spalle, 309 morti e nessuna voglia di essere pionieri e garanti di sicurezza e legalità. Non si sa nemmeno a quanto ammonti il gettito Tari, Tasi ed Imu da questi manufatti come voleva sapere, tra i vari interrogativi, Carla Cimoroni per Coalizione sociale.