05 Dic

Consorzi di bonifica: tributi non dovuti

Il tributo di bonifica si deve pagare, ma solo se c’è un beneficio effettivo per il contribuente derivante dall’attività del Consorzio.
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale in una recente sentenza sui Consorzi di bonifica, confermando che l’assoggettabilità a contribuzione consortile presuppone il beneficio derivato all’immobile dall’attività di bonifica, ed eventuali spese sostenute dal Consorzio,  indipendenti dal beneficio per il contribuente, sono recuperabili solo se inscindibilmente legate alla quota di tributo pagata come corrispettivo.
La sentenza  è  la n. 188 del 10 ottobre 2018, sancisce che ad una tassa deve corrispondere un servizio, ed è conseguente ad un rilievo di legittimità costituzionale, sollevato dalla Commissione tributaria provinciale di Cosenza, relativa ad una norma regionale secondo la quale il contributo consortile fosse dovuto indipendentemente dal beneficio fondiario, violando così principi tributari fondanti, la cui competenza esclusiva è dello Stato.
Quindi per la Consulta il beneficio per il consorziato contribuente deve necessariamente sussistere, per legittimare l’imposizione, e deve essere fruibile e concreto, in virtù del miglioramento che deriva all’immobile del consorziato, giustificando così l’obolo.
Una sentenza che farà scuola e servirà come precedente anche per gli agricoltori della provincia aquilana, obbligati a pagare il contributo al Consorzio di bonifica Aterno Sagittario, che ha accorpato negli anni novanta diverse aree, comprendendo oggi la Valle dell’Aterno, l’area Peligna e la zona Capestrano Ofena, e tutt’altro che ben visto dalle nostre parti.
Infatti contro la politica inesistente del Consorzio, si sono spesso opposti gli agricoltori per le diverse criticità e servizi assenti, come il divieto di captazione decretato da almeno quattro anni da diversi Comuni dell’aquilano per il rischio salmonella.
Risulta quindi impossibile usufruire del servizio, ma l’imposizione tributaria è sempre in essere, mentre solo qualche mese fa esplose l’indignazione per i compensi esagerati a Giuseppe Sciullo, direttore del Consorzio, che andavano a sfiorare i 124 mila euro annui.
Il problema pesantissimo di un’irrigazione contaminata riguarda anche l’area protetta del Vera, la gran parte dei terreni della zona est della città capoluogo e non solo. La sentenza potrà a questo punto sostenere le battaglie dei pochi contadini e coltivatori rimasti, ai quali è imposta una tassa a tutti gli effetti, non dovuta, perché non c’è un servizio adeguato in cambio. Vedremo cosa succederà.