13 Apr

Frazioni, speriamo solo non passi Attila

La delibera, così come è stata scritta, inaugura una stagione di deregolamentazione, che non terrà più conto del valore storico culturale dei borghi: gli interessi individuali lederanno gli interessi collettivi, che senza vincoli di garanzia e tutela verranno meno, così come verrà meno l’immagine unitaria del singolo borgo, che verrà lasciato all’improvvisazione di pochi singoli, senza un criterio organico né un principio guida generale.
Così le varie associazioni del territorio sulla recente delibera approvata dal Consiglio comunale dell’Aquila che introduce nuove Norme Tecniche d’Attuazione, in variante al Piano regolatore generale, per la ricostruzione dei centri storici dei borghi e delle frazioni, auspicando una fase necessaria di confronto con i territori.
La 42/2019, così come approvata, non possiede più l’impianto e la ratio con cui fu sottoposta all’attenzione degli enti preposti a rilasciare il parere, in Conferenza dei Servizi; pertanto, essendo stata stravolta nella forma e nella sostanza rispetto all’impianto che aveva avuto i pareri favorevoli ed essendo stata anche emendata nella medesima commissione, scrivono, riporta vizio di forma e sostanza rispetto alla procedura amministrativa, risultando potenzialmente illegittima e prospettando quindi uno scenario futuro estremamente caotico: la delibera sposta le lancette dell’orologio a tre anni fa, quando le pratiche di demolizione e ricostruzione venivano rallentate e bloccate in Commissione pareri, poiché non rispondenti al vincolo indiretto che grava tutti i centri storici.

Paganica

Scavalcando di fatto il vincolo indiretto, si apre, secondo i sottoscrittori del documento, una pericolosa frattura fra ricostruzione e Soprintendenza che è espressione della funzione di garanzia che lo Stato esprime per tutti i cittadini, nel rispetto degli obiettivi e delle finalità del Codice dei Beni Culturali.
La delibera sottrae qualunque forma di garanzia a tutela e valorizzazione del tessuto storico delle frazioni, disgregando, di fatto, i tessuti storici in quanto unicum storico culturale, testimonianza di memoria e di civiltà, indispensabili per la ricomposizione delle identità locali e quindi della ricostruzione sociale dei borghi e delle periferie.
Un passo indietro culturale di anni.
I tessuti storici, e gli edifici che li compongono, fanno parte inoltre di un paesaggio culturale, unico ed irripetibile, scrivono ancora, che si compone della rete dei borghi che nei secoli, ed ancora oggi, concorre a dare forma e carattere al territorio aquilano e alla città stessa: dato di realtà imprescindibile che ci impone maggiore chiarezza, conoscenza e competenza nel trattare la pianificazione.
Proprio per questo, sottolineano al quinto punto, torniamo a ribadire l’urgenza di un nuovo Piano regolatore quest’ennesima variante al Piano vigente è l’ennesima riprova della sua obsolescenza e dunque della sua incapacità di garantire un governo della città e del territorio adeguato ai tempi e alla società aquilana contemporanea; da questo stato di cose deriva il degrado diffuso e la mancanza di efficacia dell’azione amministrativa.
Infine, nella redazione di piani e progetti di ricostruzione, restauro e conservazione restano criteri inseparabili dai requisiti di sicurezza antisismica: non esistono gli uni senza gli altri. Bisogna pretendere entrambi, ovvero borghi autentici ed edifici sicuri. Occorre inserire funzioni di garanzia, chiare e nette, per le architetture che caratterizzano quel borgo: tipologia edilizia, architettonica e funzionale; impianto urbano; elementi architettonici e tecniche costruttive, ecc.
Nei nostri borghi permangono elementi e strutture che nel loro impaginato architettonico e nel loro impianto urbano caratterizzano e rendono unico ed immediatamente riconoscibile quel borgo da un altro, permangono testimonianze che hanno valore di memoria storica e pertanto sono testimonianza di civiltà, che deve essere tutelata e valorizzata, concludono, così come previsto dalla Costituzione Italiana e dal Codice dei Beni Culturali.

 

Come cambiano le frazioni, passa la delibera

Sarà facilissimo cambiare la destinazione d’uso a commerciale ed artigianale ai piani terra del centro storico dell’Aquila e sui cielo/terra delle frazioni, è infatti passata la delibera in Consiglio eliminando i paletti posti dall’Aula nel 2016, quando vennero salvaguardati gli edifici storici ed impediti i premi di cubatura, possibili nelle frazioni perché il Piano regolatore vigente non le ha mai salvaguardate, non ha mai visto in esse dei centri storici, consentendo, tuttavia, l’uso di tecnologie innovative in caso di danno grave.

Daniele Ferella

Una proposta già stravolta dal Consiglio nel febbraio del 2018, quando un emendamento di Ferella e Romano, ridusse dal 1930 al 1860, l’anno di costruzione per la salvaguardia storica degli edifici e del contesto urbano, tipico e locale, che rappresentavano.
Con l’atto votato scompare totalmente il limite temporale del 1860 e ricompare il premio di cubatura fino ad un nuovo piano in più.
Cosa accadrà? Come saranno superati gli ostacoli posti dalla Sovrintendenza in Commissione pareri sugli abbattimenti nei centri storici?
Non è obbligatorio rispettare le sagome dei vecchi edifici ma solo le volumetrie, fatte salve le leggi che ne consentono l’aumento. Baipassato il quesito sui pareri e sulle modifiche a seguito del passaggio in Provincia, nel rispetto del Piano sovraordinato Territoriale di Coordinamento Provinciale, l’art. 46 delle Norme Tecniche d’Attuazione è definitivamente cambiato, mutando la disciplina del Restauro e risanamento conservativo delle frazioni in quella della Ristrutturazione delle frazioni.