20 Giu

Fruibilità del centro storico e cantieri

La fruibilità del centro in questa fase ibrida della ricostruzione, in cui L’Aquila non è più zona rossa ma manca più di qualcosa perché sia pienamente città, è un vero rompicapo per chi deve organizzarne la gestione.
Le esigenze plurime da conciliare e fortemente diversificate, che si incrociano con un’attività eccezionale per un capoluogo come quella di una ricostruzione post sismica, sono emerse in tutta la loro fisiologica incompatibilità nell’incontro che l’assessora comunale Carla Mannetti ha tenuto oggi presso la sede di Ance L’Aquila con i rappresentanti dei costruttori edili, insieme al responsabile tecnico per l’ordinamento della ricostruzione, Silvio Rotilio.
Il presidente Ance Adolfo Cicchetti, pur dicendosi fermamente contrario ad una regolamentazione degli ingressi dei mezzi in cantiere perché inconciliabile con l’imprevedibilità e con i ritmi del lavoro materiale, si è dichiarato disponibile a trovare un punto di incontro ragionevole per coordinare la fine delle attività di ricostruzione con l’inizio della rinascita del centro.

Adolfo Cicchetti

Una missione a cui tutti dobbiamo senso di responsabilità, nell’interesse dei cittadini oltre che delle singole categorie ha detto  il presidente, ricordando che comunque quella edilizia resta un’attività di natura fortemente invasiva e difficilmente attenuabile e che nessuno può ancora pensare oggi di essere in un regime di normalità.
Le imprese sono abituate ad autoregolamentarsi per quanto possibile; i rappresentanti di Ance L’Aquila hanno portato alcuni esempi: il protocollo con la Asl per la riduzione dell’emissione di polveri; il coordinamento delle gru la cui interferenza sembrava inizialmente ingestibile; la convivenza con i locali notturni che poteva costituire un grosso rischio per la sicurezza dei cittadini. E non ultime le chiusure imposte per i numerosi eventi che si svolgono in centro. Giornate in cui le maestranze, pur non potendo operare, vengono comunque pagate dalle imprese senza possibilità di usufruire di cassa integrazione. Si è ricordato a tal proposito la settimana degli alpini.
Poi i problemi delle imprese, come la mancanza di spazi di deposito o di manovra; i vicoli  ingombri di auto che impediscono il flusso dei mezzi pesanti; la necessità di chiudere strade per il rifornimento di materiali, come la gettata di cemento della betoniera, che richiede tempi molto lunghi. Senza contare che un prolungamento dei tempi di cantiere incide sul pagamento di occupazione del suolo pubblico per i ponteggi, già molto oneroso.
Le imprese purtroppo sono solo gli utilizzatori finali di un sistema di pianificazione cantieristica che forse andrebbe messo a punto una volta per tutte, è l’appello lanciato dall’Ance che comunque ha rimarcato come le imprese non siano tutte uguali e che spesso chi non rispetta le regole danneggia anche i colleghi.
Siamo disponibili a trattare, ha dichiarato il presidente Cicchetti mettendo a disposizione tecnici Ance per uno studio sulla cantierizzazione e la sicurezza. Cicchetti si attiverà anche  per una campagna di sensibilizzazione rivolta agli associati.

Carla Mannetti

L’assessora Carla Mannetti, ribadendo che il Comune ha intenzione di conciliare le esigenze di tutti e portando la voce e i disagi dei commercianti, ha determinato la costituzione immediata di un tavolo tecnico di lavoro che si riunirà il prossimo 25 giugno, per giungere in tempi brevi alla redazione di un piano di coordinamento complessivo.
A tal proposito ha informato di aver già redatto una cartografia che sintetizza l’attuale situazione del centro riguardo ai cantieri in attività, quelli in apertura e in chiusura, i negozi attivi, i parcheggi esistenti e la mobilità del traffico. L’obiettivo è quello di fornire dati integrati e aggiornati per la redazione di pianificazione su micro zone di tutte le attività.
Un lavoro in passato sottovalutato e necessario, ha commentato Carla Mannetti, che dovrà produrre uno strumento adattabile alla flessibilità delle attività edili, alle nuove aperture di cantieri e negozi,  in grado di programmare prontamente viabilità alternative su piccole zone, che vengano incontro alle esigenze di residenti, commercianti e imprese. Non è un lavoro semplice e abbiamo bisogno di  una collaborazione ampia e soprattutto di conciliante realismo da parte di tutti quelli che operano in centro. Sapevamo tutti di affrontare una sfida difficile, me compresa. Paghiamo oggi, con il reinsediamento in centro che incrocia la coda della ricostruzione, la mancanza di una valutazione precauzionale. Ma il problema delle interferenze abbiamo intenzione, se non di risolverlo, ipotesi forse ingenua, almeno di renderlo accettabile e soprattutto non limitante per la rinascita. Il resto deve farlo la capacità di tolleranza e convivenza.

 

Città di Persone: “Apriamo fase di concertazione”

Entriamo nel dibattito in atto tra gli attori della vita sociale della città di L’Aquila per affermare con convinzione che, a dieci anni dal sisma, L’Aquila non è più un grande cantiere ma è una città abbastanza ricostruita. Abbastanza per dover garantire normalità a chi vive nel centro storico, a chi lavora nel centro storico, a chi commercia, nonché ai proprietari immobiliari che per vendere o affittare i propri immobili hanno bisogno di condizioni di vivibilità.

Roberta Gargano

Il modello L’Aquila ha, in qualche modo funzionato, se centinaia di persone sono tornate nelle loro case, negli studi o aperto negozi, il modello L’Aquila però deve oggi affrontare la seconda fase di un percorso che certo non ha goduto di programmazione a 360 gradi.
Gli enti territoriali e le associazioni di categoria tutte devono lavorare per garantire la perfetta convivenza tra cantieri, residenze e professioni soprattutto nelle porzioni di città dove la vita sociale è tornata.
Anche a Milano si abbattono e si ricostruiscono palazzi, ma nessuno si sognerebbe mai di chiudere le strade senza termine come succede, ad esempio, per la nostra via Sassa, la via più antica di L’Aquila. I cantieri, sia quelli della ricostruzione sia quelli dei sottoservizi, possono avere regole e programmazione in modo da interferire solo positivamente nella vita della città.
Nessuno pretende che la ricostruzione diventi invisibile, ma in tanti pretendiamo di vivere il periodo della nostra vita umana su strade, seppur provvisoriamente asfaltate, pulite, illuminate, senza cavi dell’alta tensione ad altezza finestre, con i sottoservizi che passano nelle strutture dei sottoservizi, con i mezzi pesanti che transitano, ad orari prestabiliti, solo nelle strade più ampie e con trasbordo per i vicoli abitati, con il rimessaggio dei mezzi delle ditte in aree appositamente adibite esterne al centro storico e con parcheggi per i residenti come avviene in tutte le città del mondo.
Come associazione Città di Persone, costituita tra residenti, commercianti e professionisti,  proponiamo di aprire una fase di concertazione tra tutte le componenti, siamo grati per le azioni già messe in campo e chiediamo piccole soluzioni immediate: parcheggi per residenti e parcheggi orari a rotazione per i fruitori del centro storico, lavaggio quotidiano da parte dei cantieri delle strade su cui insistono, regolamentazione per carico, scarico e mezzi pesanti, illuminazione pubblica, isole di conferimento dei rifiuti e,  nelle zone ricostruite, arredo pubblico definitivo con cestini, segnaletica e corpi illuminanti.
Conosciamo le professionalità dell’Ufficio Ricostruzione del Comune, abbiamo sperimentato la disponibilità del livello politico, abbiamo stabilito rapporti oramai di amicizia con gli imprenditori e le maestranze che stanno materialmente ricostruendo la nostra Città, siamo certi che la convivenza sia possibile e necessaria, aiutiamoci.

 

Città di Persone aps
Il presidente Roberta Gargano