11 Gen

Gallerie, esposto a 45 enti e 8 Procure

Le gallerie del Gran Sasso, tra le più lunghe d’Italia con i loro 10,5 km, non sono state adeguate entro la scadenza del 30 aprile 2019 ai requisiti impiantistici fissati dal d.lgs.264 e presentano, per stessa ammissione di Strada dei Parchi nei documenti ufficiali, un livello di ammaloramento strutturale preoccupante con tanto di distacchi dalle volte. Per questo, dopo un accesso agli atti alla Commissione gallerie e dopo aver esaminato decine di documenti dallo scorso luglio, il 7 novembre abbiamo presentato un corposo esposto a 45 enti, 8 Procure e alla Corte dei Conti, informa una nota stampa di Forum H2O con Il Martello del Fucino. Sono state interessate tutte le Procure competenti per gli assi dell’A24/25 perché sono emersi documenti, seppur parziali, anche su altre gallerie assoggettate agli obblighi di sicurezza di cui al d.lgs.264/2006.

Le due foto sono state inserite dal concessionario nella relazione inviata nell’ottobre 2018 alla Commissione gallerie, si riportano alcune foto significative della situazione generalizzata presente nei due fornici, scriveva Strada dei Parchi, utilizzata paradossalmente, si legge nella nota, per chiedere un rinvio alla scadenza del 30 aprile 2019, di alcuni lavori impiantistici richiesti dal d.lgs.264/2006, per l’adeguamento della sicurezza nelle gallerie che recepisce una direttiva comunitaria del 2004, varata a seguito della tragedia dell’incendio nel traforo del Monte Bianco.

Il decreto prevede che i gestori debbano  adeguare le gallerie agendo su impianti e altri elementi come vie di fuga ecc.; in caso di mancato adeguamento entro i termini debbano provvedere a misure alternative tampone temporanee in attesa degli interventi; gli oneri non devono ricadere sul bilancio statale ma nel caso devono essere riconosciuti nelle tariffe; la norma si occupa non solo di sicurezza delle persone ma anche delle possibili conseguenze ambientali; lo Stato doveva garantire attraverso la Commissione gallerie del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici e l’attività del Ministero delle Infrastrutture una serie di adempimenti come procedere ad ispezioni, approvare le misure di adeguamento o quelle alternative temporanee, relazionare annualmente al Parlamento circa lo stato di adeguamento delle gallerie italiane e le attività di adeguamento dovevano essere completate entro il 30 aprile 2019.

Solo dopo diffide siamo riusciti ad ottenere decine di documenti dal 2006 al settembre 2019, riportano Forum H2O e Martello del Fucino, il punto fermo è che il termine del 30 aprile 2019, è arrivato senza che le due gallerie del Gran Sasso siano state adeguate dal punto di vista impiantistico. Pertanto sono scattate le misure temporanee alternative che conosciamo, corsia unica, limiti di velocità ecc. e sono emersi problemi strutturali molto rilevanti descritti dalla stessa Strada dei Parchi con parole e foto inequivocabili.

Agli atti mancano completamente le risultanze delle ispezioni obbligatorie per legge, manca qualsiasi documentazione afferente la questione della sicurezza di acquifero, acquedotti e Laboratori che nel frattempo era stata sviluppata su altri tavoli istituzionali. È come se quelle valutazioni non esistessero, nonostante ai fini del d.lgs.264/2006, le gallerie del Gran Sasso siano addirittura classificate come Gallerie Speciali per la presenza dei Laboratori del Gran Sasso, impianto a rischio di incidente rilevante per la presenza di 2.300 tonnellate di sostanze pericolose, per i quali le gallerie rappresentano le vie di fuga.

Arriviamo al punto che nelle Analisi di rischio dell’Università di Milano inviate alla Commissione gallerie da Strada dei Parchi nel 2018, che non attengono alla questione strutturale ma all’impiantistica, mancavano i riferimenti alla questione dell’acquifero e degli acquedotti nonostante il decreto 264/2006 imponesse un livello minimo sufficiente di sicurezza agli utenti della strada nelle gallerie della rete stradale transeuropea mediante la progettazione e l’adozione di misure di prevenzione atte alla riduzione di situazioni critiche che possano mettere in pericolo la vita umana, l’ambiente e gli impianti della galleria e mediante misure di protezione in caso di incidente.

Nel biennio 2016/2018 è accaduto di tutto, dai progetti del tavolo istituzionale regionale, all’inchiesta della procura di Teramo. Addirittura in Parlamento Strada dei Parchi aveva affermato già nel 2016 che anche il rivestimento di entrambi i fornici della galleria del Gran Sasso sono fortemente degradati ed i recenti episodi di incendio in galleria ne hanno evidenziato le criticità: ricordiamo che il collasso di un solo tratto di rivestimento comporta l’isolamento reciproco fra le province di Teramo e L’Aquila oltre alla difficoltà di evacuazione del personale del Laboratorio Sotterraneo dell’Infn, centinaia di persone dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

E, inoltre, che l’adeguamento impiantistico sarà possibile solo dopo un adeguato rinforzo strutturale di talune gallerie, le cui strutture in calcestruzzo presentano diffusi e importanti ammaloramenti dovuti alla mancanza, fin dalla loro costruzione, dell’impermeabilizzazione a tergo della calotta e dei piedritti. L’assenza dell’impermeabilizzazione, oltre a creare danni strutturali, genera situazioni di rischio per la circolazione stradale, dovuti alla formazione, durante il periodo invernale, di vere e proprie stalattiti di ghiaccio che devono essere rimosse prima che il loro peso le faccia collassare e cadere sul piano viario. Sotto il profilo strutturale, tutte le gallerie presentano criticità dei rivestimenti, in particolar modo esibiscono fenomeni di ammaloramento e carbonatazione della parte esterna del rivestimento, imputabili ad infiltrazioni di acqua, tali da richiedere interventi di impermeabilizzazione e ripristino di parte del rivestimento, per uno spessore variabile fino a 50 cm.

Peraltro, negli anni, la faglia attraversata a circa 1.400 ml dall’imbocco lato Teramo ha dato segni di riattivazione con episodi di sollevamento progressivo dell’arco rovescio che era oggetto di monitoraggio anche prima del recente terremoto di Amatrice: il piano sarà implementato per calibrare l’intervento di ricostruzione di un arco rovescio sicuramente armato, a differenza di quello attuale, con possibile blindatura del rivestimento a cavallo della faglia sui due fornici.

Ma alla Commissione gallerie, tutto ciò, fino a settembre 2019 è sostanzialmente ignoto.

Per quanto riguarda l’adeguamento al d.lgs.264/2006, Strada dei Parchi ha presentato un progetto definitivo nel 2018, quando mancava un anno dalla scadenza fissata dal decreto. Nel progetto ha proposto di fare un adeguamento parziale entro il 30 aprile 2019 rimandando il resto degli interventi in una fase successiva entro il 2030, data di scadenza della sua concessione. A quel punto la Commissione gallerie, oltre a imporre una serie di prescrizioni, ha chiesto chiarimenti a Strada dei Parchi circa le motivazioni alla base di questa scelta.

È solo qui, a due anni dall’audizione al Senato, dove aveva usato parole inequivocabili circa lo stato di ammaloramento delle gallerie, che il concessionario tira fuori proprio le problematiche strutturali che ieri hanno fatto tanto clamore e che SdP in un comunicato stampa ha provato a sminuire.

In realtà non ha fatto altro che giustificare il fatto che non conviene fare alcun lavoro di adeguamento entro il 30 aprile 2019 perché tanto bisognerà intervenire in maniera talmente pesante, e quindi non è il caso di fare due volte lo stesso lavoro di posizionamento di impianti.

Strada dei Parchi non cita la necessità di operare per isolare gli acquedotti che corrono sotto la sede stradale, che pure sappiamo essere intervento necessario sulla base degli stessi progetti di SdP presentati al tavolo istituzionale regionale.

Sia il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che il MIT hanno prescritto che per queste problematiche strutturali dovesse essere sviluppata una dettagliata e documentata valutazione quantitativa. Sulla base di questa dovranno essere fornite con tempestività rassicurazioni sulle condizioni di sicurezza dell’esercizio, quindi saranno sviluppati gli interventi di risanamento che sono ritenuti necessari. Agli atti della Commissione gallerie, almeno fino al settembre 2019, non abbiamo trovato questa documentazione.

Crediamo, concludono, che tutta la questione del commissariamento, emersa guarda caso proprio ad aprile 2019 in coincidenza con la scadenza fissata dal d.lgs.264/2006; dei 120milioni di euro di fondi pubblici destinati alla messa in sicurezza e del dibattito che è scaturito sulla ventilata chiusura dei tunnel, debba essere ora ripensata sulla base di questi documenti che dovranno a nostro avviso essere attentamente valutati da Procure, Corte dei Conti e da tutti gli enti a vario titolo coinvolti visto tra l’altro che la Commissione Europea, ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato adeguamento al d.lgs.264/2006.