10 Gen

Hotel Rigopiano, i primi interrogatori

Il comandante della Polizia provinciale di Pescara, Giulio Honorati, è stato interrogato dal procuratore capo Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia sulla tragedia dell’hotel Rigopiano. Abbiamo svolto tutte le attività che potevamo e dovevamo fare, ha dichiarato, il giorno prima della tragedia la strada era transitabile fino all’ora in cui operavano i mezzi spazzaneve, poi sono accadute altre cose. Honorati, difeso dagli avvocati Marco Pellegrini e Vincenzo Di Girolamo, ha esposto ai magistrati i ruoli, le competenze e le attività degli uomini della Polizia provinciale. Quanto al difetto di comunicazione con la Prefettura, ha sostenuto che la comunicazione è stata fatta telefonicamente, data l’urgenza meteorologica in atto. La comunicazione c’è stata. Abbiamo operato con i miei pochissimi uomini tutti i giorni per il monitoraggio del territorio, in collaborazione con il settore tecnico e viabilità della Provincia. Per l’avvocato Di Girolamo, il fatto che la Polizia provinciale non avesse più competenza in materia di Protezione civile credo che sia un punto fermo della stessa inchiesta. Se poi con l’interrogatorio di oggi siamo riusciti o meno a chiarire tutto, in maniera tale da consentire al comandante Honorati di definire già in questa fase la sua posizione processuale, è ovviamente questione che appureremo nei prossimi giorni.

 

L’ex prefetto Francesco Provolo ha rinunciato a comparire

Sono iniziati gli interrogatori degli indagati nel filone principale dell’inchiesta sul disastro dell’hotel Rigopiano, chiusa nelle scorse settimane con 25 indagati.

Francesco Provolo

L’ex prefetto di Pescara Provolo ha rinunciato a comparire davanti al procuratore capo Massimiliano Serpi e al pm Andrea Papalia giovedì prossimo.
Hanno invece risposto alle domande dei magistrati, Antonio Di Marco, ex presidente della Provincia di Pescara ed il legale responsabile della società proprietà del hotel, Bruno Di Tommaso, assistito da Sergio Della Rocca che ha depositato una documentazione integrativa, affinché gli inquirenti possano approfondire alcune tematiche oggetto di contestazione. La difesa di Di Tommaso punta a smontare l’idea che gli affari venissero prima della sicurezza degli ospiti.
È un fatto doveroso, ha spiegato all’Ansa il legale, anche nei confronti della stessa attività. Quanto alle contestazioni relative ai presunti abusi nella ristrutturazione del resort, Della Rocca ha sottolineato che sono tutti precedenti alla gestione di Di Tommaso.
Sono stati poi sentiti il dirigente del settore viabilità della Provincia di Pescara Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, responsabile del settore viabilità della Provincia di Pescara e referente di Protezione civile.
D’Incecco quel giorno era in malattia, ma questa circostanza non rappresenta il principale argomento difensivo. Nonostante questa sua condizione di malattia ha potuto fare tutto quanto nelle sue possibilità per quanto gli spettava fare. Così gli avvocati Marco Spagnuolo e Gianfranco Iadecola, al termine dell’interrogatorio. D’Incecco ha chiesto di essere interrogato per chiarire quale fosse non solo il suo ruolo, ma anche le sue competenze specifiche, l’ambito di operatività e come la Provincia di Pescara, tramite il servizio Viabilità, abbia reso il servizio che istituzionalmente era preposta a svolgere.
Tra gli argomenti difensivi anche il depotenziamento delle Province causato dalla riforma Delrio. È un dato tecnico evidente a tutti, hanno confermato gli avvocati, ed è un argomento che deve essere valutato dagli inquirenti, come è stato fatto e come sarà fatto con ancora maggiore attenzione visto che è stato portato a sostegno della tesi difensiva.
Intanto il 6 novembre scorso, emerse la prima delle diverse chiamate di aiuto del cameriere Gabriele D’Angelo ai volontari della Croce Rossa. Evacuazione, avrebbe annotato nel brogliaccio delle telefonate ricevute chi quel giorno gestiva le richieste di soccorso, ma già nel marzo del 2017, due mesi dopo la catastrofe, i Ris di Roma avevano evidenziato l’opportunità del nuovo filone investigativo. Ci sono tutti i tabulati delle chiamate di D’Angelo, compresi i nove tentativi di contatto con la Prefettura di Pescara. Un materiale ritenuto di potenziale interesse investigativo dagli inquirenti ma non è mai stato preso in considerazione, il nuovo filone d’inchiesta ha registrato altri sette indagati, per frode in processo penale e depistaggio, tra cui l’ex prefetto Francesco Provolo.

 

Alessio Feniello condannato a pagare 4.550 euro

Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle 29 vittime del disastro dell’hotel Rigopiano di Farindola, Pescara, è stato condannato dal gip del tribunale di Pescara a pagare una multa di 4.550 euro, per avere violato, il 21 maggio scorso, i sigilli giudiziari posti per delimitare l’area.

Alessio Feniello

La sentenza di condanna emessa dal giudice Elio Bongrazio, su richiesta del pm Salvatore Campochiaro, trae origine dal fatto che Feniello si sarebbe introdotto abusivamente, nonostante le ripetute diffide ed inviti ad uscirne rivoltigli dalle forze dell’ordine addette alla vigilanza del sito. L’uomo, in un post pubblicato su Facebook, contesta la decisione del tribunale pescarese, mi sono recato a Rigopiano per portare dei fiori dove hanno ucciso mio figlio. Raggiunto al telefono dall’Agi, si è detto molto disgustato da tutta questa vicenda. E’ assurdo che io combatta per avere giustizia per mio figlio e mi trovo condannato a 57 anni, di certo, non mi metto a scavalcare cancelli. C’era anzi un cancello aperto. Come mai il giudice abbia condannato me e mia moglie no, visto che eravamo insieme? Voglio sapere il perché e per questo motivo vado a fare il processo.