21 Giu

E la Beata Antonia e Palazzo Gaglioffi?

La zona di via Sassa è completamente abbandonata. Perché se lì intorno i cittadini rientrano, apre qualche attività e si costruisce una nuova vita di quartiere in centro, quell’asse viario è poco più che qualcosa di spiritato. Dieci anni di abbandono e capita pure che qualcuno rompa catena e lucchetto, come all’ex convento di clausura della Beata Antonia, ed entri a fare un bel giro.
Stesso giro stessa corsa a risalire girando l’isolato, per imboccare l’ingresso principale di Palazzo Gaglioffi, già sede del Conservatorio, eppure diruto da troppo tempo.
Violazioni segnalate, ma niente da fare, neanche a rimettere la catena ed il lucchetto alla Beata Antonia. La cui chiesa vanta un ciclo di affreschi di Francesco da Montereale che, con Pompeo Cesura e Saturnino Gatti, è tra i più rappresentativi pittori del Rinascimento italiano.
Come si può lasciare un patrimonio così prezioso abbandonato a se stesso?
Di quel bene resta il chiostro ed un pezzetto di convento, il resto fu demolito con lo sventramento del vicolaccio e comunque fu abbandonato dalle monache che scelsero, ancor prima del sisma del 6 aprile, di dimorare a Paganica. La chiesa era aperta al pubblico.
Parliamo sicuramente di un aggregato misto pubblico/privato, senz’altro il privato starà strozzato dalla paralisi della ricostruzione pubblica, quindi l’aggregato non parte e non frega più di tanto a nessuno, ma la Sovrintendenza, il cui compito principale è la tutela, dovrebbe almeno stimolare e spingere per il recupero di un bene così unico. E invece nulla.
Come stanno quegli affreschi?
C’è qualcuno a Sant’Amico che se ne interesserà? Ed il coro in legno della chiesa?
L’aggregato come molti altri non parte proprio per la paralisi inizio lavori nelle strutture sacre, come sta accadendo in troppe porzioni di città, bloccando ogni processo evolutivo.
La Sovrintendenza dovrebbe prendere carta e penna ogni giorno per sollecitare, spingere e stigmatizzare perché se questi beni andranno persi, peraltro, la responsabilità, perché parliamo di beni unici ed irripetibili, non potrà che essere la loro.
C’è poi Palazzo Gaglioffi. C’è qualcuno oltre i fantasmi lì dentro? Non sappiamo cosa ne sarà, non ricordiamo più nulla sui fondi, non si sa più chi e perché dovrebbe aver voglia di farlo rivivere e se comunque, al di là della passeggiata col gelato per il Corso, la città abbia la più pallida idea di cosa accade intorno ai corsi principali, in quelle che erano dieci anni fa strutture vive e vissute su strade tutt’altro che secondarie.