24 Mar

Chiuse le frontiere, si spera nell’estate

Reato contro la salute pubblica, per chi viola le regole per contenere l’epidemia coronavirus, e carcere fino a cinque anni per chi, positivo, viola la quarantena ed esce di casa. Nuova stretta per arginare il contagio con disposizioni in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, ad efficacia retroattiva e da verificare ogni 30 giorni fino alla data del 31 luglio. La fine, almeno così sancì la Presidenza del Consiglio a gennaio, dell’emergenza.

Multe da 400 a 3mila euro, non più ammende, per chi viola le restrizioni anti contagio e cerca di lasciare il proprio territorio, per chi viola la disposizioni con l’auto, le sanzioni saranno aumentate fino ad un terzo,  mentre un’attività aperta senza autorizzazione avrà come sanzione accessoria la chiusura dell’esercizio da 5 a 30 giorni. In caso di reiterazione, raddoppio della sanzione e massima applicazione di quella accessoria.

Chiusura delle frontiere, aperte solo in casi eccezionali. Confini chiusi in entrata e in uscita, non potrà rientrare chi vive all’estero, qualcuno ipotizza lo possa fare anche per usufruire dell’assistenza sanitaria italiana. Mano libera alle Regioni per adottare misure più dure se la diffusione del virus diventasse particolarmente grave, ma ogni decisione dovrà essere presa con il coordinamento del governo centrale.

Un atto che armonizza i decreti precedenti condensandoli in restrizioni e regole anti contagio:

Convegni, spettacoli, cinema, teatri e musei. Tutto chiuso, ad oggi, fino al 3 aprile. Chiuse piscine, palestre e centri sportivi, ville, parchi e giardini e tutti i luoghi in cui si rischia l’assembramento.

Consentita la riduzione, sospensione e soppressione dei servizi di trasporto merci e di persone, traffico automobilistico, ferroviario, e di trasporto pubblico locale. Da noi sono state ridotte le corse scolastiche ed il servizio regionale di trasporto pubblico notevolmente compresso.

Le misure saranno regolate in base all’andamento del contagio, da qui, al 31 luglio. Gli esperti prevedono buoni risultati intorno ad aprile/maggio, mantenendo la stretta sulle restrizioni adottate. Ma non ci sarà una data precisa in cui torneremo alla normalità, spiega a Il Messaggero il prof. Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Siena. Il riferimento è Hubei, in Cina, in cui l’emergenza si è risolta in sei settimane con una zona rossa rigidissima. Si torna alla normalità ma si temono i contagi importati che in qualsiasi momento potrebbero riattizzare il virus. Si resta in attesa del trend delle altre Regioni, fuori la Lombardia, se partiranno altri focolai, continua Lopalco, sarà difficile fare previsioni su un alleggerimento delle misure, altrimenti alcune attività potrebbero riprendere verso l’estate. Sarà una Pasqua di rigore un primo maggio senza musica, ma forse si potrà sperare nell’estate, aggiunge. Anche perché c’è da fare i conti con tutti quegli invisibili che si aggirano per l’Italia diffondendo il virus. E’ facile che siano circa 500mila, che non vuol dire non avere il controllo della situazione, perché dove si identificano i sintomatici e si rintracciano tutti i contatti isolandoli, anche se asintomatici, si determina un’efficace interruzione della catena del contagio. Il modello sud Corea dove si usano le app per tracciare le persone, mentre da noi i dipartimenti di prevenzione che seguono e gestiscono le persone in isolamento.

Intanto prosegue il confronto con i sindacati per la lista delle attività ancora aperte, che il premier s’è impegnato a limare ulteriormente, a parte l’alimentare ed il farmaceutico sanitario che resteranno di certo aperti, mentre si profila la minaccia dello sciopero generale a cominciare dai benzinai.

 

Ordinanza blocca subito l’esodo a sud

Conte ha firmato il decreto elencando le attività che resteranno aperte, sarebbero 80. Si tratta di quelle legate ai beni di prima necessità che sono: generi alimentari, carburante, materiale elettrico, ricariche telefoniche, articoli medicali e ortopedici, materiali per la cura degli animali, combustibile per il riscaldamento domestico, prodotti per la cura della casa e della persona, quotidiani e prodotti editoriali, marche da bollo. Gli studi professionali restano aperti.

Nell’atto sarà inoltre fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati dal Comune in cui attualmente si trovano salvo che per comprovate esigenze lavorative di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute, di conseguenza le parole  è consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza, inserite all’art.1 c.1 lett. a) del Dpcm 8 marzo 2020, sono soppresse.

Roberto Speranza

Ed è quanto ha già stabilito con urgenza l’ordinanza del ministro della Salute Speranza, con la collega dell’Interno Lamorgese, e resterà in vigore finché il nuovo decreto Conte non sarà ufficiale.
La volontà è quella di impedire subito i rientri in massa a sud, considerata la chiusura delle attività produttive stabilita col nuovo decreto che entrerà in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Peraltro i governatori di Basilicata e Calabria avrebbero già provveduto a blindare i loro confini all’esodo previsto. 22 marzo 2020.


La crisi più difficile dal dopoguerra

Conferenza stampa in tarda serata, il premier Giuseppe Conte ha annunciato ieri la chiusura di tutti gli esercizi commerciali e delle fabbriche. Restano aperti supermercati, farmacie e parafarmacie, edicole e tabaccai. Fino al prossimo 3 aprile.

Oggi abbiamo deciso di compiere un altro passo. Chiudiamo nell’intero territorio nazionale ogni attività produttiva che non sia strettamente necessaria, cruciale, indispensabile a garantire beni e servizi essenziali. Continueranno a rimanere aperti tutti i negozi di generi alimentari e di prima necessità. Evitate perciò la corsa agli acquisti, mantenete la calma, ha detto.

792 morti in un giorno soltanto. 4.821 nuovi contagiati.

La Lombardia che continua a crescere, male anche il Veneto, tengono le altre Regioni con le situazioni più critiche, come Emilia Romagna, Piemonte e Marche, mentre il resto del Paese continua a reggere.

Nessuna limitazione nelle aperture degli alimentari, ha assicurato il presidente del Consiglio, invitando gli italiani a non correre per accaparrarsi i beni perché la filiera non si fermerà. Ferme invece tutte le attività non necessarie alla produzione di beni primari, chiuse le attività artigianali e tutti quanti potranno lavorare da casa lo dovranno fare.

Attilio Fontana

La decisione è arrivata dopo il Consiglio dei Ministri ed il confronto con le parti sociali. Anticipata nella giornata dal governatore della Lombardia Attilio Fontana, che aveva sollecitato più volte Roma a misure più stringenti senza avere le risposte, nonostante la Regione sia martoriata dalle morti, dagli ammalati e con una sanità al collasso. Misure che arrivano a comminare multe fino a 5mila euro nel caso in cui fossero violate le restrizioni, compresa la distanza tra le persone.

Il testo del decreto della Presidenza del Consiglio dovrebbe essere diffuso a breve.

E’ certo dunque che gli alimentari resteranno aperti senza limitazioni negli orari evitando sempre gli assembramenti.
Farmacie e parafarmacie aperte con tutte le attività industriali legate al settore sanitario e farmaceutico, chimiche e petrolchimiche.
Attivi i servizi essenziali come quelli bancari e postali, assicurativi e finanziari.
Possibile ulteriore stretta sull’attività sportiva all’aperto anche individuale, così come deciso da Fontana, se non nei dintorni della propria abitazione.
Aperti i tabaccai ed i distributori automatici di sigarette.
Attività legate alle famiglie, come colf e badanti. 
Continueranno ad operare le aziende fornitrici di energia elettrica, gas e acqua, come pure i call center.
Bus e treni funzionanti.

Rallentiamo il motore produttivo del Paese ma non lo fermiamo, ha detto ancora in conferenza stampa, è una decisione non facile ma che ci predispone ad affrontare la fase più acuta del contagio e contenere la diffusione dell’epidemia. L’emergenza sanitaria sta mutando in emergenza economica. Ma lo Stato c’è, lo Stato è qui. E ci rialzeremo quanto prima.

E’ la crisi più difficile dal dopoguerra. Dobbiamo resistere, bisogna restare a casa per tutelare se stessi e i nostri cari. Mai come ora la nostra comunità deve stringersi forte a protezione del bene più importante, la vita, quelle rinunce che oggi ci sembrano un passo indietro, domani ci consentiranno di prendere la rincorsa, ha concluso.

Comunicazioni importanti per il Paese, spesso in orari serali per non turbare i mercati finanziari e per non spingere gli italiani ad accaparrarsi le merci. 21 marzo 2020.