17 Ott

Tifoserie e favori, dov’è finita la politica

Che fine ha fatto l’opposizione consiliare di una volta e che fine ha fatto il confronto appassionato dei primi anni duemila, com’è cambiato il ruolo della stampa, i social ed il terremoto, sui tanti temi ho incontrato Giustino Masciocco, capogruppo di Articolo 1, storico cavallo di razza di quegli anni.
Erano altri tempi, erano gli anni della metropolitana e della Perdonanza, c’era un gruppo con Claudio Porto, Enrico Perilli, Carlo Benedetti, c’era Franco Volpe e Vittorio Festuccia, mi dice. Oggi si ratifica solo ciò che fa la maggioranza, basterebbe guardare sugli scranni, a destra e a sinistra, i consiglieri non hanno neanche la copia dell’ordine del giorno da leggere.


Sono stati anni di passione politica.
Avevamo una grande passione ed i cittadini volevano essere coinvolti, oggi è tutto ridotto ad una guerra tra tifoserie contrapposte, da usare a favore o contro il sindaco Biondi. Ed il terremoto, con una ricostruzione classista, ha acuito scontri e differenze sociali con le rendite dei proprietari di palazzi importanti, recuperati con fondi pubblici, garantite da fitti alle stelle. Abbiamo perso il senso civico, ad esempio al 31 dicembre 2018 avevamo 12milioni di euro di crediti al Progetto case, interessa a qualcuno?

Perché non interessa più?
La priorità è quella di chiedere favori, sistemarsi o avere un incarico con il politico di turno, i cittadini non chiedono più giustizia e correttezza, i Consigli comunali erano più autorevoli e così anche l’idea politica, che sia liberale o socialista non importa, va a farsi benedire. Il dibattito è ridotto ad uno scontro tra tifoserie. La politica del sindaco Biondi viene alimentata con il nemico su cui scaricare le responsabilità ed i suoi tifosi lo insultano.

Com’è l’attuale maggioranza?
Ci sono gruppi e gruppetti in contrasto, animati da profonde frustrazioni che emergono nelle commissioni ma poi sfumano in Aula, perché ci sono i Masciocco i Mancini i Palumbo i Romano e i Di Benedetto da insultare. Le maggioranze danno poco spazio alle idee di una minoranza e le nostre non hanno mai fatto squadra, c’è la candidata sindaco Carla Cimoroni, la coalizione guidata da Americo Di Benedetto che si è sciolta appena dopo il voto, altri monogruppi ed il Pd che si è scisso. Dunque ognuno va per conto proprio. C’è chi pensa di sopravvivere con i comunicati, chi presenta solo mozioni e nessuno approfondisce i grandi temi o lavora per costruire una cultura amministrativa. 

Come si costruisce cultura amministrativa?
Il Consiglio comunale non deve essere snobbato ma lo fanno tutti i sindaci, Biondi, forte del proprio consenso personale, avrebbe potuto cambiare i metodi, invece di sottostare a ricatti e ricattucci. Quello scranno ha dato alla testa a tutti, Biondi s’è allontanato dalla città, guardi gli spot elettorali girati dentro le frazioni, al Progetto case e nei cimiteri, vedrà che la gran parte delle situazioni è rimasta identica.

E’ tutto un litigio.
Gli atti prodotti sono spesso dettati da ripicche, come è accaduto con l’ultima delibera sulle frazioni, piuttosto che dal bisogno di fare del bene alla città, mettendoci la faccia alla luce del sole. A Tempera la proposta per un progetto unitario partì da tutti gli aggregati, i 15 consorzi chiesero all’amministrazione un percorso indipendente dal Piano di ricostruzione e dal Piano regolatore, l’allora dirigente Chiara Santoro ci volle credere e così l’assessore Di Stefano.

Dieci anni fa non era complicato fare piani unitari per tutti.
Non tutti i frazionisti lo volevano, si scelse di cominciare subito dalle frazioni con i danni maggiori. La ricostruzione è passata sulla testa dei cittadini ed il Consiglio comunale contava e conta pochissimo. Dopo due anni e mezzo, Biondi avrebbe dovuto indicare una strada alla città invece è sempre in campagna elettorale.

Anche certa stampa ha la sua responsabilità sulle tifoserie.
Sono un collega, sono iscritto all’Ordine dei giornalisti da sei mesi. Il giornalista non deve riportare dichiarazioni asetticamente, anzi, deve dire la propria, ed i cittadini devono farsi la loro idea, senza tifare una squadra o l’altra a prescindere da come lavora. Ci sono bravi professionisti ma chi è deferente ad un parte politica piuttosto che all’altra, dovrebbe invece chiedersi se una notizia è utile ai cittadini oppure no. 

La brutta piega è arrivata con i siti on line.
Non sono un social dipendente quindi non ho necessità di confrontarmi su una piazza virtuale, io vivo la vita reale. Parlo con le persone che incontro al bar, che prendono il caffè, che leggono il giornale e mi chiedono ‘Che se fa a ju Comune?’, mi manca un pezzo della discussione che non rimpiango, perché quel tipo di politica è fatta di slogan e di insulti che lasciano il tempo che trovano. Su facebook commentano tutto e tutti senza conoscere nulla, una volta il giornale era una garanzia oggi basta dire ‘L’ho letto sui social’. 

Come andrà la prossima tornata?
Mancano tre anni al rinnovo del Consiglio comunale, probabilmente non mi ricandiderò ma spero, da fuori, di riuscire ad informare i cittadini molto più che attraverso gli atti amministrativi. L’informazione rende consapevoli.

Ci sono trasversalismi?
Per capire le dinamiche dovremmo passare per nuove elezioni, certo le passioni sono più morbide e come si dice, a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre.

La città dovrebbe aver voglia di capire di più.
Ci si informa pochissimo conta molto più la forza ormai. Quanti siete? Le nostre bandiere sono di più, contiamo più noi. Cercare il voto era complicato, prima entravi nelle case delle persone e dovevi convincerle con il tuo modo di fare, dovevi essere persuasivo, adesso è molto più semplice c’è chi ti vuole bene e ti vota, chi non ti vuole sentire e chi ti chiede i favori, non c’e più la necessità e la voglia di capire una proposta politica per poi scegliere secondo il proprio sentire.

Mancano il lavoro e le opportunità però.
E’ una crisi di decenni, le classi più deboli sono state abbandonate, sono anni di assistenzialismo e di cassa integrazione, mentre la politica è alla mercè di tutti e spesso merce di scambio ormai. Non sei più tu, a doverti proporre con argomenti seri e convincenti, ma sono loro a sceglierti in base a quanto gli potrai garantire una volta eletto.

Come ci si sente oggi all’opposizione?
C’è amarezza e disillusione. Il ruolo del consigliere comunale é declassato, resta solo lo status perché siamo in una piccola provincia, non incidi su nulla, se non con una sterile denuncia per dovere di coscienza. Nessuno è più convinto di poter cambiare le cose, manca un confronto, non c’è stima reciproca tra gli opposti schieramenti, ma solo un naturale rispetto dei ruoli istituzionali.