13 Feb

Sinistra aquilana dalla triade al triage

Era il 1994, la sinistra aquilana cominciava, con l’elezione del sindaco Antonio Centi una lunga stagione di governo.
Dopo 25 anni è all’opposizione a tutti i livelli, locale, regionale e nazionale. E’ un fatto nuovo che cambia completamente le carte in tavola della politica nostrana.
C’erano già state delle brevi parentesi di questo tipo ma il quadro politico era completamente diverso, c’erano movimenti sociali di vasta portata, si pensi solo al movimento no global, o alla vertenza sindacale Italtel, al terzo traforo e così via.
Anche i partiti erano diversi, erano partiti veri, di quadri e militanti preparati e radicati nel territorio, forgiati, soprattutto ma non solo, nella storia di un partito, il PCI, che per decenni dall’opposizione aveva inciso nei destini della giovane Repubblica. Uno stato nello stato, nel bene e nel male, una comunità politica e una macchina organizzativa che non esistono più, che forse, hanno pensato in tanti, non servivano più nella nuova stagione di governo di quella comunità anzi erano uno scomodo lacciuolo.
Bene o male si governava e il potere, il più delle volte, logora chi non ce l’ha. I protagonisti di quella stagione si portano addosso tutte le scorie e il peso di questi 25 anni, le lotte, il radicamento, la presenza di quadri e militanti sono state considerate cose obsolete e sono in via di estinzione. C’era altro a cui pensare, i grandi collettori di voti con i quali cercare di vincere sempre, i capitani coraggiosi con cui sedersi a tavola, la terza via di Blair con la quale governare i processi di mondializzazione, il potere da gestire nel territorio con il partito dei sindaci.
Un potere vasto e diffuso che forse qualcuno credeva divino come quello dei Re e che invece era stato costruito pietra su pietra da quei quadri e quei militanti.
E oggi, mentre si affannano a cercare nuovi leader, che rischiano di bruciarsi subito subito, nuovi loghi, nuove coalizioni senza anima, nuovi capri espiatori, mentre invocano il ributtiamoci a sinistra come se fosse un pulsante che si accende e si spegne quando fa comodo, non si accorgono del più banale dei fatti: non hanno più potere, non hanno più sedi, soldi, quadri, militanti, zoccoli duri, idee, appeal, nulla e nemmeno più voti visto che la somma di tutti i pacchetti di questi leader non arriva al 30%, e dopo la sconfitta saranno già dimezzati conoscendo la capacità di tanti italiani di correre in aiuto del vincitore come diceva Flaiano. Potete nominare pure Pluto ju cane, la bonanima, capo supremo di ogni sinistra, ma cosa cambia? Nominerà forse la giunta ombra del canile comunale? Certo può sempre capitare che il centrodestra sciupi tutto rimettendo inaspettatamente in gioco il centrosinistra, ma è veramente sperare di ribaltare un 4 a 0 nei minuti di recupero. La cosa più realistica è che cominci una lunga stagione di opposizione per cui è inutile affannarsi in rese dei conti e alchimie politiche o discussioni sul design del nuovo logo.
L’unica cosa reale è che da domani mattina si è all’opposizione e ne uscirà vincitore, molto banalmente, chi la farà meglio, chi saprà aggregare intelligenze anziché ruffianerie, chi starà sul pezzo delle diverse assise facendo emergere le contraddizioni di chi governa e proponendo alternative valide, chi aprirà più luoghi e saprà farne dei luoghi in cui si costruisce una nuova classe dirigente. 
Ma guardiamo anche il bicchiere mezzo pieno, nel giro di qualche settimana non ci saranno più questuanti alle porte del centrosinistra, sarà forse il momento in cui i Leaders, i loro fan e i burocrati di potere, dovranno di nuovo chiedere aiuto a quei quadri, quei militanti, e a quelli più giovani, preparati e autonomi, a chi ci crede.


*di Alessio Ludovici