10 Set

Ludopatia, per i gestori è la pagnotta

Il Consiglio comunale si è sciolto intorno alle ore 13 per mancanza del numero legale, al momento della votazione sulla mozione di Carla Cimoroni, capogruppo L’Aquila chiama chi ama L’Aquila, riguardante la Disciplina degli orari di funzionamento degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincita in denaro.
Fuori l’aula consiliare, a volantinare un po’ di ascolto alle loro esigenze, due gestori, che a un certo punto, sfiniti dall’indifferenza di chi passava, sono venuti da noi, stavo facendo un paio di domande al sindaco Biondi, a chiedere attenzione. La loro attività ha dei dipendenti, chiudere prima o limitare gli orari, per loro significherebbe che poi dal circondario i ludopatici andrebbero a Pizzoli, dunque il problema non si risolverebbe.
Tra le mani un pacchetto di fotocopie A3 con un articolo del giugno 2018, dell’Agenzia Giornalistica sul Mercato del Gioco, AGIMEG, a dimostrare che tra le dipendenze la ludopatia è all’8° posto, prima c’è il sesso, e a salire lo shopping compulsivo, smartphone, droga, social, alcol e fumo al primo posto. Classifica documentata da fonti credibili.
Volevano che qualcuno gli si rigirasse, dimostrare le loro ragioni, far capire che a rischio ci sono posti di lavoro, ma l’indifferenza li ha braccati.
Ludopatia frà, non si discute.
Il sindaco Biondi gli ha detto che comunque la mozione sarebbe stata poi da costruire, gli ha quindi consigliato di scrivere alla quarta commissione, per un regolamento da strutturare con tutte le istanze, ed anzi di scrivere anche al presidente del Consiglio, Roberto Tinari, per interessarlo alla questione.
Hanno preso appunti, nomi, cognomi, hanno saputo che giovedì sarà eletto il nuovo presidente della quarta e quindi saranno lì direttamente per farsi ascoltare, con quel pacco di fogli A3 in mano, che li ha resi sempre più trasparenti, più dell’aria.
Non so se c’è una morale della favola, c’è sicuramente ma non la voglio trarre, penso che mi è venuto in mente un famosissimo passaggio pasoliniano perfettamente utile al disagio dimostrato da queste persone.
Si vedeva lontano un miglio che hanno bisogno di portare a casa la pagnotta a fine mese, sì la pagnotta da mangiare, senza la quale si fa la fame. Sì c’è anche chi fa ancora la fame.
Un concetto talmente chiaro, che quando se ne sono andati e non la finivano più di ringraziare, di stringere la mano, andando a cercare qualcuno negli uffici della Presidenza, il concetto della pagnotta mi si è stampato chiaro in mente come mai prima d’ora.