08 Gen

Minoranza, Biondi dovrebbe dimettersi

Il 5 gennaio 2019 è stato una vera e propria Caporetto del rispetto istituzionale e del buon senso, determinata dall’irresponsabilità del ministro dell’Interno, del sindaco e dell’amministrazione comunale, che oltre tutto continua a dimostrarsi divisa e inconcludente, com’è attestato dall’ennesima seduta di Consiglio comunale interrotta per mancanza di numero legale.
Scrivono in una nota stampa i consiglieri d’opposizione Stefano Albano, Stefano Palumbo, Elisabetta Vicini, Carla Cimoroni , Lelio De Santis, Edlira Banushai, Paolo Romano, Americo Di Benedetto, Elia Serpetti, Emanuela Iorio, Antonio Nardantonio Angelo Mancini, Giustino Masciocco.
Non c’è nulla da obiettare sul fatto che il leader di un partito come Matteo Salvini venga in città ad incontrare gli iscritti del suo movimento. Rimane invece da denunciare l’atteggiamento di chi, coscientemente, sfrutta la mobilitazione festosa di una città per un appuntamento che con la politica non ha nulla a che fare e per cercare la provocazione e lo scontro, che è puntualmente degenerato.
Gravissimo che i rappresentanti della Lega abbiano avallato questa strategia, persino al massimo livello amministrativo cittadino, visto che un loro esponente di spicco, Emanuele Imprudente, detiene la delega alla sicurezza urbana. Una delega e una responsabilità che sono evidentemente passati in secondo piano: davanti all’alternativa se assecondare la strategia del capo o tutelare la serenità degli aquilani, si è scelta senza indugio la prima opzione.
Sull’aspetto politico del comizio di Salvini, crediamo che più di ogni altra cosa parli, paradossalmente, ciò che non è stato detto, il ministro aveva di fronte a sé una città alle prese con mille problemi, che risultano aggravati da quando s’è insediato il Governo in carica, la vicenda della restituzione delle tasse è ben lontana dall’essere stata risolta, la questione del bilancio da riequilibrare pende minacciosa come una spada di Damocle, la ricostruzione è bloccata. Salvini non ha fornito nemmeno un accenno ai problemi che ha contribuito a creare e ad aggravare, preferendo la solita poltiglia populista, buona per lui, evidentemente, per tutte le città e tutti i territori.
Ma L’Aquila ha bisogno di ben altra cura, ben altra attenzione, perché i problemi che la assillano sono specifici, c’è dal terremoto una questione L’Aquila che abbiamo sempre voluto mantenere in primo piano, ma che da quando s’è insediato questo Governo si è ribaltata: la questione L’Aquila è diventata proprio la sottovalutazione dell’esecutivo dei temi e della necessità della ricostruzione.

A questo si aggiunge il triste episodio di cui si è reso protagonista il sindaco. Colui che più di ogni altro dovrebbe essere il garante della pubblica sicurezza e dell’ordine pubblico è arrivato addirittura ad aggredire un concittadino. Non c’è provocazione o supposto orgoglio che giustifichi un simile atteggiamento, ed è grave che il sindaco invece di scusarsi lo rivendichi.
Se il primo cittadino non dà il buon esempio del senso delle istituzioni e della civiltà del confronto democratico, chi dovrebbe farlo? Evidentemente Biondi non ha ancora ben chiara la delicatezza e l’importanza del suo ruolo e di come lo si onora: farebbe bene a dimettersi.