04 Apr 19

2009/19. No, quello col cane può restare

Ci sono stati due momenti precisi in cui ho definito il mio rapporto con i mass media, uno è la notte del 6 aprile, quando mi ritrovai circondato da un selva di telecamere puntate su uno dei tanti edifici in cui si cercava di tirar fuori qualcuno o che correvano da una strada all’altra, facendosi largo tra di noi, chiedendo permesso, scusi, come se non fossimo lì, se non fossimo appena usciti chissà come da qualche casa, rei scampati alla sorte che non sapevamo bene cosa fare, dove metterci. Mi chiesi chi fossero queste persone, da dove fossero sbucate fuori, che cosa ci facessero all’Aquila.
L’altro fu la mattina seguente quando alla Villa comunale mi capitò tra le mani una copia del Messaggero che titolava Siamo tutti con voi e mi venne da piangere ma cercai di non farlo notare. Non che non avessi avuto, vivendo in centro, l’immediata percezione di quello che era successo ma per motivi che non ho mai indagato il sentirselo dire da qualcuno terzo, che non c’entrava nulla, mi segnò profondamente e soprattutto mi mise a disagio.
Da allora ogni sei aprile cerco di andarmene via, non ho mai partecipato a una fiaccolata, non biasimo chi lo fa ma per me è così, punto. Sono a disagio quando vedo teleobiettivi e microfoni che scrutano, spiano, indagano – si fa per dire – narrano, raccontano. Ma chi? Cosa?
Come si può in pochi giorni, in pochi minuti o secondi o con qualche fotogramma capire quello che noi in 10 anni stentiamo a mettere in ordine nella nostra testa?
E avere anche il coraggio di riportarlo al resto del Paese.
A me se chiedessero di raccontare il sisma agli italiani direi no guarda, non credo di esserne capace.
Altro che diritto di cronaca, è una bella responsabilità che in tanti si prendono a cuor leggero.
Io come allora mi sento esposto, qualche giorno fa c’era una troupe e uno di loro camminava davanti a me finché chi stava facendo le riprese in fondo al vicolo non gli ha chiesto di spostarsi. C’è anche il signore, gli ha fatto questo, no quello con il cane può restare, ha replicato il cameraman. Andavo bene, corpo che cammina con cane prima.
Oggi in fondo il corpo è tutto, è la notizia, il presente permanente che cancella passato e futuro e va esposto in ogni dove. 
Del resto non mi meraviglio, la società funziona così, la privatizzazione dello spazio pubblico e la pubblicità di quello privato procedono di pari passo trasformando ogni relazione umana e sociale, senza più filtri, senza rapporti di potere, di educazione, di responsabilità, con politici che parlano pubblicamente di calcio, di fidanzate, di cucina e cuochi che ci dicono come insegnare la fisica quantistica. Non è neanche qualcosa di nuovo, ci siamo già passati, quasi un secolo fa, quando partiti, princìpi e idee vennero sostituiti dal corpo del Duce che mieteva il grano o attraversava il fiume a nuoto. Finì male.

 

*di Alessio Ludovici