12 Giu

No Snam, verso il Consiglio di Stato

La lotta prosegue, la centrale e il gasdotto Snam sono opere fossili e in piena emergenza climatica è surreale dover stare ancora a discutere su nuove opere che comporteranno l’uso di una fonte fossile come il metano fino al 2070 alla faccia degli accordi di Parigi, così il Coordinamento No Hub del Gas commenta la notizia della sentenza del TAR che ha respinto il ricorso della Regione. 
Rimane comunque in piedi il ricorso dei Comuni che sarà discusso a breve, proseguono gli attivisti.
E’ anacronistico dover decidere di un’opera che ha avuto il via libera per la Valutazione d’Impatto Ambientale, VIA, nel lontano 2011 su documenti depositati nel 2006. Non c’era neanche l’Accordo di Parigi sul clima e non erano state ancora pubblicate le migliaia di ricerche scientifiche che hanno acclarato la necessità impellente di abbandonare le fonti fossili per i gravissimi impatti sulla vivibilità del Pianeta.
Riteniamo che alcune motivazioni del Tar siano quantomeno contraddittorie, aggiungono, visto che da un lato si sostiene che la Valutazione Ambientale Strategica, VAS, poteva essere evitata considerando l’opera di scarsa valenza mentre dall’altro si afferma che è un’opera di rilevanza addirittura comunitaria.
Sempre sulla Vas, il Tar si appiattisce sulle posizioni della Snam facendo riferimento ad una risposta della Commissione Europea che però era su una domanda diversa da quella posta nei motivi di opposizione all’opera da parte della Regione. Il Tar non cita neanche la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2011 che sancisce che la norma nazionale non può prevedere le varianti automatiche ai piani urbanistici senza procedere con la VAS.
Per quanto riguarda il rischio sismico e quello delle emissioni in atmosfera, che secondo il Tar sono stati valutati con la VIA del 2011, per entrambi, rilevano ancora, oltre al progresso scientifico che sta facendo emergere impatti molto più forti e non valutati, sono stati recentemente depositati documenti tecnici, alcuni dei quali della stessa Snam, che smentiscono le conclusioni di quel procedimento con ammissioni clamorose circa le criticità del luogo dove dovrebbe essere realizzata la centrale e la vulnerabilità dell’area peligna all’inquinamento.
A nostro avviso la sentenza del Tar ha diverse incongruenze che potranno essere nel caso portate davanti al Consiglio di Stato. Il Governo può dimostrare di tenere veramente all’Italia, al suo clima e ai giovani bocciando il gasdotto Sulmona/Foligno, che è ancora in fase autorizzativa. Basta portarlo in Consiglio dei Ministri ed aderire alle posizioni delle Regioni Abruzzo e Umbria che hanno negato l’intesa.
Il metano è un pericoloso gas clima/alterante, 84 volte più potente della CO2 su venti anni, ed è emesso in gran quantità lungo la filiera del gas, estrazione, trasporto, stoccaggio e distribuzione; facendo perdere ogni vantaggio in termini di impatto sul clima sia sul carbone che sul petrolio. I consumi sono in forte declino e il Piano Clima Energia del Governo, pur estremamente timido e insufficiente negli obiettivi di riduzione delle emissioni entro il 2030, comunque indica un’ulteriore diminuzione dei consumi di gas. Presto dovremo pensare a smantellare la rete dei gasdotti italiani già oggi sovradimensionata, figuriamoci se possiamo permetterci di allungarla ulteriormente.