07 Ago

Lega: “Non c’è più lo spirito del 2017…”

E’ ormai venuto meno lo spirito del 2017, scrive in un comunicato stampa il capogruppo della Lega in Consiglio Francesco De Santis.
Non c’è più quella serenità e quel sodalizio tra forze politiche che avevano portato alla schiacciante vittoria del centro destra nel Comune dell’Aquila.

Francesco De Santis

La Lega non si sottrae a nessuna responsabilità ed è per questo che siamo preoccupati della deriva autoritaria e senza visione che sembra aver assunto la leadership dell’amministrazione comunale. Siamo il primo partito di questa maggioranza, ma intorno a noi vediamo numerose scatole cinesi, contenitori finto/civici costruiti ad hoc per sostenere alcune posizioni e gli assessorati voluti da Fratelli d’Italia che molto spesso vedono validissimi consiglieri comunali afferenti a quel mondo prestarsi a scelte non condivise, arbitrarie ed imposte.
La Lega, prosegue De Santis, è fuor di dubbio la principale azionista di questo governo cittadino, con consiglieri quotidianamente attivi e presenti sul territorio ed assessori che da mesi dimostrano la propria serietà ed efficienza.
Proprio per questo, il nostro confronto con la città è costante e sincero e ci vengono riportate delusioni, difficoltà e paure.
Gli aquilani hanno bisogno di una maggioranza solida, di una Giunta che programmi il futuro e non rincorra il presente, e di un Sindaco che si impegni a fare il Sindaco, ruolo per il quale è stato scelto da tutti noi, e non a fare il presidente della Regione o il segretario di partito.
La nostra responsabilità e la nostra educazione, conclude l’esponente leghista, non vengano fraintese con l’inerzia. Siamo arrivati al limite della sopportazione e, se questo atteggiamento di costante tensione e di totale indifferenza nei confronti del Consiglio continuerà a persistere, il capolinea è molto più vicino di quanto si immagini.


Opposizioni alla Lega: “Solite spartizioni”

Con tre assessori su nove, il gruppo consiliare più numeroso e ben due presidenze di commissioni consiliari, la Lega rappresenta il primo partito all’interno dell’amministrazione comunale dell’Aquila.

Stefano Albano e Stefano Palumbo

La denuncia di immobilismo da parte del suo esponente di punta può essere letta dunque solo in due modi: come un imbarazzante tentativo di scrollarsi di dosso responsabilità ormai oggettive o come incapacità politica da parte della Lega di determinare l’agenda amministrativa della città.
In entrambi i casi è semplicemente ridicolo che a farlo sia proprio D’Eramo, che della Giunta Biondi è stato assessore per ben due anni, annoverando tra i risultati raggiunti, stante lo stallo totale sul percorso di redazione del nuovo Piano regolatore, solo l’avvio dell’iter per la realizzazione di nuovi centri commerciali.
Così in una nota tutti i consiglieri d’opposizione, esclusi Lelio De Santis e Carla Cimoroni, a seguito della minaccia di D’Eramo di togliere la fiducia alla Giunta Biondi, considerando l’immobilismo in cui versa l’azione amministrativa.
D’Eramo, proseguono nella nota, accusando l’amministrazione a trazione leghista di inerzia e di mancanza di strategia, non fa altro che confermare quanto fondate siano le nostre continue denunce, dimenticando però di aggiungere alla lunga lista di fallimenti quelli relativi alla variante al Piano regolatore per la ricostruzione delle frazioni e all’incuria in cui le stesse sono abbandonate, o alla mancata realizzazione del sistema di videosorveglianza con i fondi a disposizione dal giorno del loro insediamento, problemi incredibilmente afferenti a deleghe appannaggio della Lega.

Paolo Federico

Ci aiuti piuttosto D’Eramo, visto l’epilogo di Asm e considerato che l’Ama è guidata da un tecnico indicato dalla Lega, a capire qual è la strategia con cui si intende salvare l’azienda municipalizzata per i trasporti da una situazione divenuta ormai allarmante; non vorremmo che lo strappo della Lega sia il preludio dell’ennesimo scaricabarile tra le forze di governo cittadino.
E se tutte le forze di maggioranza si dicono pronte a chiudere anticipatamente quest’infelice esperienza, dimostrino allora il coraggio di farlo prima che sia Biondi ad abbandonare lo scranno da primo cittadino per una candidatura in Parlamento, data ormai per certa, non appena ce ne sarà l’occasione.
Diversamente, concludono, siamo solo di fronte all’ennesimo gioco a scacchi della peggiore politica, riconducibile solo alle spartizioni di potere sulle nomine ancora da assegnare, siano esse a livello regionale o comunale.