11 Feb

Pd e Forza Italia tra strategie e trame

Il Pd non ha espresso un consigliere nel capoluogo di Regione.
Nonostante i 4.556 voti incassati da Pierpaolo Pietrucci, e anche i 2.653 voti di Giuseppe Di Pangrazio oltre ai 2.193 di Patrizia Masciovecchio, la lista del Pd non ha superato l’8.80% nella Provincia dell’Aquila.

Il consigliere regionale Pietrucci

Segno che nel nostro territorio avvelenato da mille lotte intestine, le candidature polverizzate in mille rivoli personalistici e in altrettante liste diverse da quelle di partito non hanno portato bene, hanno abbassato il quorum, impedito ad una persona votatissima come Pietrucci di entrare, garantendo invece il seggio a chi ha preso meno voti.
Il Pd, comunque, è ora che si fermi e faccia un minimo di autocritica. Un minimo.
Di certo l’Armata Brancaleone degli oltre 200 candidati non ha ottenuto proprio il top del risultato, solo il 30.63%, alcuni anche molto discussi come Donato Di Matteo, per esempio, che ha preso solo 2.860 voti, e nonostante il progetto laboratorio di Giovanni Legnini che con il suo secondo posto, ha perso di sicuro con onore.
Anche Forza Italia all’Aquila non ha eletto nessuno. Nonostante Iampieri e nonostante la storia importante di questo partito nel capoluogo di Regione. Guido Quintino Liris che Fratelli d’Italia ha accolto a braccia aperte ha portato una messe di voti incredibile, voti suoi, evidentemente, visto che la sua azione politico amministrativa in questo anno e mezzo di mandato quasi due non ha avuto, per così dire, slanci grandiosi.
E’ un uomo forte  che ha rafforzato anche il sindaco Biondi che ora potrà gestire al meglio alcune logiche consiliari ed equilibri di governo nati precari.
Le donne hanno portato voti nei tandem com’era previsto, non hanno avuto in cambio il risultato atteso, gli uomini hanno preso di più, comunque ne troveremo in Consiglio due elette con la Lega, due col 5Stelle e poi Marianna Scoccia, l’eletta certa con Dc/Udc/Idea che non starà in maggioranza, perché introdotta in lista con una sveltina e moglie di un transfugo del centro sinistra ma intanto ha portato al centro destra e a Marsilio presidente 5.257 voti oltre ai 1.047 del collega transfugo Mario Olivieri, nel chietino, che comunque sono stati incassati.
La Lega è il primo partito d’Abruzzo con il 27.53% di preferenze, è l’alleato che trainerà la coalizione e la forza di governo regionale che con dieci seggi detterà la linea. Nella Provincia dell’Aquila ha preso solo il 23.3% delle preferenze. A Teramo ha incassato il 33.16%, a Pescara il 28.39% e a Chieti il 25.96%. Seguono il Pd con l’11.14%, Forza Italia al 9.04% e FdI al 6.48%
Ha tolto voti al M5Stelle, mentre Salvini continua a tessere la sua tela tra conferenze stampa in solitaria e ambizioni da spendere oltre il patto di governo con Di Maio. Ma una trama non è solo sua perché permane pesantissimo il filo che scorre sotterraneo in questa città e che incrocia schemi e strategie, decidendo a tavolino obiettivi elettorali come quello della notte passata. Basti guardare ai vincitori e ai vinti e anche al costo, perché questo è stato il costo, di lasciare l’amministrazione aquilana senza una maggioranza al lavoro, l’assessora Di Stefano non c’è più da tempo e senza un’opposizione seria a denunciare una maggioranza persa dietro le beghe di gruppetti consiliari e di una campagna elettorale. Tutto ovattato per mesi passati a lasciar correre, e a guardare i risultati, la geografia si vede tutta.