06 Set

Popletum, manca un indirizzo generale

Il Progetto Popletum per la ricostruzione del centro storico di Coppito è un grande risultato cui si è arrivati dopo un lavoro di squadra silenzioso, puntuale e sinergico, dopo decine di riunioni operative alla presenza di tutti gli attori coinvolti che colgo l’occasione per ringraziare ufficialmente in qualità di Presidente del Consiglio comunale, commenta in una nota Roberto Tinari.

Roberto Tinari

La partenza unitaria dei cantieri di tutti gli aggregati e l’attenzione particolare alla qualità degli spazi pubblici rappresentano un modello di ricostruzione innovativo e intelligente, una svolta decisiva per la ricostruzione dei centri storici delle frazioni del comprensorio aquilano. I nuovi criteri operativi del progetto Popletum sono finalizzati a valorizzare le caratteristiche di pregio architettonico presenti nel tessuto urbano, a concentrare e ottimizzare le risorse e soprattutto a ridurre i tempi e i problemi legati alle interferenze fisiche e temporali dovute alla presenza di più cantieri. Tutto questo consente di evitare gli errori commessi in passato con una ricostruzione a macchia di leopardo e procedere, attraverso una progettazione unitaria, con tempi più celeri verso la ricostruzione definitiva, conclude Tinari.

Meno male, almeno a Coppito e a Tempera andrà così.

Ma non è una regola generale stabilita nel post sisma 2009.
In dieci anni non sono riusciti a licenziare una norma di pianificazione urbanistica che garantisse una riqualificazione generale delle nostre frazioni, un’idea di borgo da applicare nella sua interezza, nell’armonia delle architetture, nei progetti e nei materiali utilizzati.
In queste due frazioni andrà così chi sa invece cosa avremo nelle altre.
Proprio oggi la commissione Territorio ha votato il ritiro della variante del 2016 e successive modifiche che consentiva un recupero ed una tutela per alcuni edifici di questi centri storici, senza tali atti torniamo al Piano regolatore del 1975, l’unico Piano che abbiamo, che non previde centri storici da tutelare.

Chi sa cosa succederà ora e come andrà a finire, visto che sarà il privato, con il diritto a ricostruire la propria abitazione, a decidere, e senza alcun filo conduttore.

Né nella specifica frazione né tra questa e tutte le altre.

Un fallimento ed un’occasione di riqualificazione irrimediabilmente persa, perché quando a prevalere è il principio del premio di cubatura, del cambio di destinazione d’uso, del recupero dei sottotetti e delle cantine, della tutela ante 1930 o 1870, sono queste le priorità dei nostri concittadini, piuttosto che salvaguardare l’insieme e l’interesse generale di un territorio, è impossibile perfino pensarla, l’idea del borgo. E questo è.