25 Mar

Presidente Conte, la resilienza fa schifo

25 Marzo, seduto in piazza San Pietro stamattina riflettevo, come chiesto dal premier Giuseppe Conte. Riflettevo che in questi giorni è il senso dell’ignoto che prevale e riflettevo, penso di farmi interprete dei pensieri di molti, che riflettere è davvero difficile. Dovreste prima chiarirci qualche idea. A che punto siamo? Chi lo sa. Quali sono gli scenari? Ce ne sono? Quali le strategie? Quali i mezzi? Non sapere nulla di tutto ciò, ci sta annichilendo individualmente e collettivamente. Annichilire, ridurre a niente.

Il primo ministro ci chiede di riflettere, e riflettiamo allora, ma su che, su quali tempistiche, su quali problemi, su quali cambiamenti da apportare nella società? Su quali scenari sanitari? E quali economici? Quanti sono i contagiati? Perché si muore? Come si muore? Puntiamo a zero casi come in Cina o a una lenta immunità di gregge? Quanti disoccupati ci saranno? E il sud è nelle condizioni di affrontare anche queste lente ondate? E quali sono gli effetti a lungo termine del virus sulla salute individuale visto che la strategia, sembrerebbe, quella di fare questa immunità di gregge? E se è questa perché non lo dite? Forse non sapete se è vincente? Forse il virus potrebbe essere più pericoloso di quello che si sa? C’è qualcosa che non sappiamo?

Qualcuno lo sa?

Giuseppe Conte

Dobbiamo metterci questa benedetta mascherina come dice la Polizia di Stato oppure no come dite in conferenza stampa? Qualcuno sta monitorando lo stato psicofisico degli italiani? E state facendo qualcosa per mettere in sicurezza i luoghi di lavoro aperti e quelli che, prima o poi, si dovranno riaprire? Avete una timeline? Una strategia di ritorno alla vita? Cosa aprirà prima e con quali norme di sicurezza? Cosa dopo? Avete i soldi per farlo? Oppure si dà qualche obolo a chi sta a casa e poi a maggio, giugno, luglio, chi lo sa, rischiamo di ricominciare da capo perché nel frattempo non si è messo un euro sulla sicurezza dei luoghi? Chi comanda? Chi sta gestendo l’emergenza sanitaria ed epidemiologica? L’ISS, il Dpc, il Ministero della salute? Il Sacco? Lo Spallanzani? Il Viminale? Chi? E l’economia? Chi se ne sta occupando? Io dico solo una cosa, da aquilano, anche se non è il pensiero di tutti gli aquilani, metteteci chi vi pare, Bertolaso stava sulle scatole pure a me figuriamoci, ma ridateci la Protezione Civile, quella vera, quella con qualche potere, quella che coordina tutti gli apparati dello Stato, che brulicava non solo di qualche ingalante profittattore ma anche del meglio del deep state italiano.

Io nel frattempo continuo a riflettere. E riflettiamo.

Cristo che sfiga che abbiamo, 11 anni fa ero qui a scappare tra questi vicoli, oggi ci vengo a prendere aria, nei dintorni della mia abitazione, e risento il rumore dei miei passi come nella città deserta dell’estate 2009.

Mi piacerebbe parlare con qualcuno ma l’unica forma di vita che incontro è la volante dei Carabinieri, ci lanciamo uno sguardo d’intesa. Bei tempi quell’estate 2009 quando all’Aquila eravamo rimasti in pochi e s’incrociavano solo mezzi delle forze dell’ordine e del volontariato. I dejavu sono disturbanti, perché non ti creano né timore né niente, solo un senso di spaesamento. Non sapendo che fare vado al tabaccaio a piazza Palazzo, la tabaccheria di Sandro è ancora lì, per servire noi, quattro abitanti del centro, tabacchi, bollette, ricariche. Kiki ci guadagna il suo biscottino, mezzo, perché le bestiole in cerca di biscottino stanno aumentando.

C’è anche Lilla oggi a piazza Palazzo, Luigia continua a occuparsi di lei anche se è sempre più difficile trovarla, da quando è cominciata la quarantena è peggiorata parecchio, se ne va al Parco del Sole e si siede sul prato oppure se ne sta davanti alla Prefettura. Non ho commissioni da fare per i vicini, oggi, per cui vado a vedere se la bottega di Diego, il restauratore di via Accursio, è intatta, ieri mi aveva chiesto di buttarci un occhio. Per un microsecondo mi sento soddisfatto.

Sono ancora nei dintorni? Onestamente non ne ho idea. Poi è di nuovo strada vuota e rumore di passi.

La resilienza è una stronzata pazzesca, posso dirlo? Ho riflettuto su una cosa presidente, gli edifici rotti fanno più rumore di quelli vuoti, ma purtroppo non ne ho cavato nessun aforisma brillante. Riproviamo domani caro Presidente.


*di Alessio Ludovici