13 Apr

Recuperi, sponsorizzare i beni culturali

Per sponsorizzazione culturale si intende ogni forma di contributo in denaro, beni o servizi, da parte di soggetti privati, alla progettazione o all’attuazione di iniziative del Ministero, delle Regioni e degli altri enti pubblici territoriali, nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
Possono riguardare restauro e manutenzione di beni culturali al sostegno delle attività di istituzioni quali musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali, fondazioni lirico sinfoniche, teatri di tradizione con lo scopo di promuovere il nome, il marchio, l’immagine, l’attività o il prodotto dell’attività dei soggetti medesimi, art. 120 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
I costi sostenuti dalle aziende per contratti di sponsorizzazione sono deducibili integralmente dal reddito d’impresa al pari delle spese di pubblicità e propaganda, nell’esercizio in cui sono stati sostenuti o in quote costanti nell’esercizio stesso e nei quattro successivi.
Sono previste contribuzioni finanziarie o tecniche, dove realizzano i lavori con un appalto da parte del privato, e miste.
Sotto la soglia dei 40mila euro non è richiesta all’amministrazione pubblica alcuna particolare formalità per la scelta dello sponsor. Sopra i 40mila euro l’affidamento di un contratto di sponsorizzazione è soggetto unicamente alla pubblicazione di un avviso pubblico di ricerca sponsor, o di avvenuto ricevimento di una proposta di sponsorizzazione sul sito web istituzionale dell’amministrazione per almeno 30 giorni.
Questo periodo di pubblicazione è necessario per dare la possibilità alle aziende di inviare la propria manifestazione di interesse per la sponsorizzazione, rispondendo all’invito della Pubblica amministrazione. Trascorsi i 30 giorni il contratto può essere liberamente negoziato con l’azienda che ha inviato la proposta più vantaggiosa per l’amministrazione.
Ricevere una proposta di sponsorizzazione non determina di per sé un obbligo di pubblicazione questa viene fatta solo se l’offerta ricevuta è giudicata ammissibile e conveniente per il pubblico.
Gli enti interessati dovrebbero invitare i privati a sostenere i propri progetti culturali stilando un elenco di possibili beni/progetti da sponsorizzare, in evidenza sul sito istituzionale, indicando l’intervento, il costo stimato, benefici ed opportunità per le aziende in ritorno di immagine e comunicazione.
Le imprese possono prendere l’iniziativa e inviare spontaneamente proposte alle amministrazioni, che in questo caso dovranno solo rendere pubblico l’avvenuto ricevimento della proposta, se ritenuta accettabile, dando poi seguito al contratto di sponsorizzazione con l’azienda proponente in assenza di ulteriori proposte migliorative da parte di altre aziende.
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali vigila sulle prescrizioni in materia di progettazione, esecuzione delle opere e/o forniture, direzione dei lavori e relativo collaudo, sono previste anche forme speciali di partenariato tra il MiBAC, enti e organismi pubblici e soggetti privati per assicurare la fruizione del patrimonio culturale nazionale e favorire la ricerca scientifica sulla tutela.
L’azienda che con una sponsorizzazione contribuisce alla cura del patrimonio culturale ottiene non solo agevolazioni fiscali, visto che i costi sono totalmente deducibili dal reddito d’impresa, ma anche opportunità di comunicazione derivanti dall’associazione del proprio brand/prodotto aziendale al bene o progetto culturale sponsorizzato.
E’ quanto accaduto da noi con Eni sul recupero della basilica di Collemaggio, rispetto alla quale il colosso degli idrocarburi si è riservato il diritto di comunicare il restauro come meglio riterrà opportuno.
In questi giorni il MiBAC ha pubblicato un vademecum, per informare le pubbliche amministrazioni di questa utile modalità che eviterà di dissipare nell’incuria ed abbandono il nostro ingente patrimonio.
In particolar modo da noi dopo il sisma.