09 Set

Ricostruzione pubblica al gioco dell’oca

Se il Provveditorato è oberato e non riesce a spingere sulla ricostruzione pubblica, lo deve dire.
Ci rimette una città intera.
Questo, il coro di voci negli uffici tecnici comunali dove a breve non sapranno più dove mettere le mani, con palazzi e chiese spesso pericolanti, che devono dialogare con i cantieri dei privati che comunque procedono bene e con il rientro delle attività commerciali, spesso attraverso il bando Fare Centro, per cui magari apre un’attività ma lì intorno è zona rossa, non lo sapeva nessuno, sono difficili gli allacci oppure arriva la coda dei sottoservizi. Almeno del primo stralcio ormai agli sgoccioli.
A via Pavesi apre una cornetteria, a piazza San Pietro un ristorante e a piazza Chiarino c’è quel palazzo messo male, di esempi ne fanno tantissimi, sperando in una maggiore attenzione da parte di chi concede le autorizzazioni o perlomeno in un percorso condiviso. Alcuni palazzi hanno i puntelli su strada e mentre i privati si gestiscono con percorsi tracciati e permessi, le attività commerciali non sono sotto controllo e molte sono di Fare Centro, mi spiegano. Alcune chiese sono pericolanti ed altri edifici pubblici pure.
Non si sa ancora bene nemmeno quale ente dovrà recuperare la chiesa evangelica su via Cavour o la chiesa sconsacrata di San Biagio. E’ competenza del Segretariato regionale per i beni culturali o no?
Con le chiese di San Massimo, San Marco, Santa Giusta, San Marciano e Santa Maria Paganica cadono a pezzi e lì intorno capita di non poter rientrare per questioni di sicurezza o di non poter aprire un cantiere per le stesse ragioni. Cosa fa il Segretariato?
Interi pezzi di città finiti da anni, come su via Roma dal lato dell’ex farmacia angolo via Cascina verso San Pietro, dove non si può rientrare per enormi aggregati misto pubblico/privati abbandonati, con Palazzo Carli impaludato e l’inabitabilità dei locali commerciali, o su via dell’Arcivescovado (nella foto), dove tra le strutture nuove e riqualificate, svettano fantasmi in cemento abbandonati.
In alcuni punti, dov’è competente il Provveditorato ai Lavori pubblici, sono stati fatti molti sopralluoghi, nelle vie più centrali, non ultima via Sassa, l’ente è stato più volte sollecitato dal Comune a mettere una pezza di sicurezza dov’è soggetto attuatore, ci sono  elementi e cornicioni a rischio caduta, devono intervenire per evitare pericoli sulle pubbliche vie, continuiamo a scrivere ci rispondono di parlare con i rispettivi proprietari perché intervengono solo su lavori affidati ma poi le gare non le fanno. A via Sassa i lavori sono stati affidati ma non partono e non ti fanno capire di più, alla De Amicis ancora non se ne esce. A San Marco abbiamo sospeso un cantiere per la navata centrale della chiesa messa male, una riunione dal sindaco, la sospensione dei cantieri ed un’ordinanza  per la messa in sicurezza del campanile e della chiesa, poi riprendono i cantieri ma ci preoccupiamo che finiscano in fretta per evitare altri pericoli.
I fondi ci sono. Ce l’ha sia il Provveditorato ai Lavori Pubblici che il Segretariato ai Beni culturali.
Il Provveditorato ha il Convitto e la Camera di Commercio sotto i portici, l’ex distretto, e a via Sassa, Santa Caterina e la Beata Antonia. Il Segretariato tutte le chiese. A che punto siamo?
I nostri solleciti sono continui perché partano i cantieri, mi spiegano gli uffici.
Noi abbiamo Santa Maria dei Raccomandati e Santa Teresa, poi il Provveditorato ha dato il Convitto al Segretariato, ha poi Palazzo Quinzi che ha dato problemi su via Cascina, gli abbiamo scritto, ed ancora Palazzo Selli, abbiamo diffidato l’aggregato per la messa in sicurezza sotto via Cascina, spesso la risposta è vedi se puoi cantierizzare subito.
E torniamo al punto di partenza come al gioco dell’oca.