10 Set

Scuole, Tommaso scrive a Mattarella

Stimato Presidente,

ho appreso con immenso piacere la Sua volontà di inaugurare l’anno scolastico 2019/2020 a L’Aquila, incontrando gli alunni della scuola primaria Mariele Ventre.

Sono certo che tale scelta sia stata determinata dalla ricorrenza del decennale del terribile terremoto che il 6 aprile 2009 colpì il nostro territorio.

Volevo dirle che sono un ragazzo aquilano di diciotto anni, da tre anni rappresentante degli studenti del liceo D. Cotugno, al quale sono iscritti circa 1200 studenti. Grazie a questa esperienza sto imparando l’importanza dello spendersi per gli altri, la necessità delle rappresentanze e la bellezza della buona politica.

Il mio percorso scolastico, come quello dei miei coetanei aquilani, è stato profondamente segnato dal sisma del 2009, che ha gettato un’intera popolazione nell’incertezza e nell’impotenza.

Dieci anni fa avevo otto anni e frequentavo la seconda elementare.

Dopo quel 6 aprile la mia famiglia, come molte altre, è stata costretta a trasferirsi sulla costa per otto mesi.

In questo periodo ho vissuto la condizione del sopravvissuto. Ho assaporato la bellezza della solidarietà ma anche gli sguardi di quelli per cui ero il terremotato. Nel frattempo molti dei miei compagni di classe facevano scuola nelle tendopoli, oppure alloggiavano negli alberghi.

Questo ha provocato un vero e proprio terremoto sociale mettendo a repentaglio i rapporti interpersonali di ognuno di noi.

Dopo questo periodo in cui ho vissuto a Pescara sono tornato a L’Aquila con la speranza di ritrovare la città che avevo lasciato prima del sisma.

Invece ho visto la precarietà di una città ferita, ho vissuto nelle casette del progetto C.A.S.E, ho visto i volti dei miei concittadini colpiti e mutati.

Ho affrontato il trauma psicologico del ritorno in una città che non riconoscevo più, ho visto crollare, oltre ai palazzi, le sicurezze degli adulti che erano per me punto di riferimento.

In tutto ciò la scuola è sempre rimasta un presidio sociale ed un punto di incontro per i giovani aquilani, ed è necessario che le venga riconosciuta l’importanza che ha avuto nel difficile processo di ricostruzione del tessuto cittadino che è ancora in corso.

Ad oggi la città sta pian piano rinascendo e fra i palazzi ricostruiti e quelli ancora puntellati, è rinata una comunità, ma il mondo scolastico vive ancora nella precarietà.

Nessuno degli edifici scolastici crollati nel 2009 è stato ricostruito.

La mia scuola è divisa in quattro sedi poiché non possiamo rientrare nel nostro edificio.

La ricostruzione degli edifici scolastici è al palo e troppi studenti fanno ancora scuola all’interno dei M.U.S.P., i Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio ma diventati per noi permanenti…

Questi moduli sono per noi una sorta di container di lusso che ci hanno consentito, e ci consentono ancora, di fare scuola nonostante tutto. Ma resta il fatto che non parliamo di edifici veri e propri ma di strutture per lo più scadute da anni che necessitano di un’importante manutenzione.

Inoltre in onore del decennale sarebbe stato normale che lei fosse venuto ad inaugurare l’anno scolastico in una scuola ricostruita, sarebbe stato il vero segno di rinascita e cambiamento, invece viene in una scuola che a dieci anni dal sisma è ancora in una struttura provvisoria…

In questo lungo periodo di precarietà che abbiamo vissuto, e continuiamo a vivere, ci siamo spesso sentiti abbandonati e traditi dalle istituzioni, ma non abbiamo perso il loro senso e l’appartenenza al nostro territorio.

Sono certo che comprenderà, come massima espressione delle Stato, la necessità di esprimere la Sua vicinanza a quanti, come me, hanno avuto questo travagliato percorso scolastico.

Sarebbe auspicabile, se possibile, esprimere tale vicinanza attraverso la semplicità di un Suo incontro anche con una rappresentanza degli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori.

Sicuro della sua attenzione spero di poterla incontrare.

Distinti saluti,

 

Tommaso Cotellessa