20 Giu

Tsukumogami, lo spirito delle cose

Così lo chiamano i giapponesi, è l’anima di un oggetto, frutto delle mani che lo hanno realizzato, toccato, usato, regalato o semplicemente buttato.
Se entrate nella bottega di Francesco La Rosa, aperta da un mesetto in via San Flaviano, capirete subito di cosa parliamo.
Quella di Francesco è solo la seconda o terza bottega artigiana aperta in centro città ed è probabilmente l’unica dove si fa la doratura a guazzo di cornici e mobili.
È un procedimento antico che lui ha imparato per necessità 30 anni fa e una passione, insieme alla pittura e al restauro, che ha coltivato nonostante il lavoro da postino e che adesso, prossimo alla pensione, ogni pomeriggio, e il sabato e la domenica anche la mattina, porta avanti in un antico rione cittadino.
Il guazzo è proprio la miscela di colla che viene applicata sulla cornice per stendervi la foglia d’oro. Ma prima c’è bisogno di un lungo lavoro perché la superficie deve essere perfettamente liscia.
Il fondo viene preparato prima con diverse mani di gesso e colla di coniglio e quindi con il bolo, un’argilla su cui poi si applica la doratura vera e propria.
Mentre mi mostra gli attrezzi del mestiere, il cuscino su cui viene preparata la foglia, la collezione di sgorbie o le bellissime pialle sagomate per le diverse cornici, chiacchieriamo sul centro e sul senso della sua scelta.
Francesco non ha chiesto aiuto a nessuno né incentivi, ha preso un locale in affitto, non sul corso dove i prezzi erano proibitivi, ma in via San Flaviano dove i cantieri sono ancora tanti e la sua è l’unica attività presente.
Non chiede soldi o aiuti, ma vorrebbe che le istituzioni, pur con tutti i problemi, valorizzassero questi luoghi meno noti del centro e che ne sono stati il cuore pulsante per tanti secoli.
Basterebbe anche un cartina, un itinerario che spinga i turisti e gli aquilani a girovagare per il centro dove si respira la storia più profonda di questa città che una volta era popolata da botteghe e laboratori artigiani.
Per la Perdonanza vorrebbe approntare un piccolo percorso luminoso, con delle fiaccole, che porti dal corso a San Flaviano.
Vorrebbe conoscere Sfarra, il liutaio di cui spesso si è parlato nel post terremoto, magari.
Si vede che ci tiene a quello che fa, che i suoi non sono solo oggetti bellissimi, ma qualcosa di più è cultura, memoria, relazione con la materia e con gli uomini.
È lo Tsukumogami, o come ha spiegato Remo Bodei, la capacità delle cose, a differenza dei tanti surrogati che ci riempiono la vita, di congiungere le nostre vite a quelle degli altri, di aprirci al mondo, perché prendersi cura delle cose, come fa Francesco, implica un’attenzione al mondo e alle persone da cui si può solo prendere spunto e che è evidente in ogni sua opera.

 

*di Alessio Ludovici