22 Mag

Universitari e città, a Spazio Praxis

Sto seguendo la diretta del Consiglio, non so quando discuteranno il punto. Al telefono è Matteo, fuorisede di Cassino al quinto anno di medicina all’Aquila, coordinatore dell’Unione degli Universitari dell’Aquila e rappresentante degli studenti nell’Azienda per il diritto agli studi universitari.

Oggi aspetta che il Consiglio regionale si esprima sulla ripartizione della quota di finanziamento delle borse di studio tra le varie Adsu della Regione. Qualche settimana fa, infatti, l’ente aquilano è stato incredibilmente escluso dalla ripartizione regionale dei fondi e più di 200 studenti dell’ateneo aquilano aventi diritto alla borsa di studio si sono ritrovati nella non simpatica condizione di idonei non beneficiari. Uno scandalo che viene da lontano e sul quale l’Udu dell’Aquila ha sempre dato battaglia ma mai, forse, si era assistito a una simile e arbitraria discriminazione territoriale.

Oggi il Consiglio regionale con un emendamento dovrebbe aumentare lo stanziamento e garantire una ripartizione dei fondi alle Adsu sulla base degli effettivi fabbisogni. Il 100% di copertura sarebbe una boccata d’ossigeno per oltre 200 ragazzi, molti dei quali durante questa pandemia hanno dovuto fare affidamento ai pacchi alimentari.

Matteo lo sa bene, durante il lockdown ha preferito rimanere in città anziché tornare nella sua Cassino mentre i suoi coinquilini sono ripartiti, e si è dato da fare anche nella distribuzione alimentare con la Gran Sasso Soccorso, un’associazione di protezione civile. Le borse di studio sono solo uno dei problemi che stanno  mettendo a dura prova il mondo universitario aquilano.

Come fuorisede mi spaventa l’incertezza perché non si capisce che ne sarà della didattica – a distanza? a intermittenza? – e come questa si concilierà con i nostri contratti di affitto. L’anno accademico, infatti, sta per terminare e in un modo o nell’altro – tra i fuorisede c’è chi ha disdetto i contratti, chi si è riuscito ad accordarsi con i proprietari e chi no – si sta arrivando alla chiusura dei contratti ma per l’anno prossimo però ancora non si sa nulla.

Ad oggi per noi studenti non ci sono le condizioni per decidere se rifare un contratto o meno. C’è confusione a livello nazionale oltre al rischio, denunciato da tanti rettori, docenti e sindacati e dal ministro stesso, di una flessione consistente, per la crisi economica, delle iscrizioni all’Università pubblica, come già accaduto dalla crisi del 2008 in poi ma questa volta in modo più repentino e drammatico. Ma c’è confusione anche a livello locale dove manca anche, al momento, la volontà di mettere tutti intorno a un tavolo per coordinare la ripartenza della città universitaria.

L’Udu si è attivata immediatamente per far fronte all’emergenza. Inizialmente l’unità di crisi diciamo, è stata, con tutte le misure di sicurezza lo Spazio Praxis dove l’Udu ha sede insieme ad altre associazioni cittadine, ma dopo il restringimento del confinamento il lavoro di coordinamento degli attivisti e dei rappresentanti è stato telematico. Il legame tra noi è ancora più forte e, anzi, tutti i problemi che stiamo affrontando, su didattica, tirocini, esami, lauree, ci stanno facendo capire meglio come fare associazionismo.

Il canale Telegram ha avuto subito più di 2mila iscritti ed è stato la prima fonte di informazione e aggiornamento per gli studenti universitari aquilani, Uninews, invece, una rubrica su Radio Praxis, ha avuto migliaia di download. Significativamente la puntata più seguita è stata l’appello agli studenti a registrare le videolezioni, infatti la didattica a distanza dell’Ateneo non prevede ufficialmente la registrazione, e per molti studenti è stato un calvario organizzarsi per seguirle live le lezioni tra connessioni assenti o non all’altezza e mezzi informatici insufficienti.

Radio Praxis è l’ultima creatura del mondo Praxis, un’idea di Davide, fuorisede reatino, diventata realtà in collaborazione con Praxis e tanti altri ragazze e ragazzi poco prima del blocco e che durante l’emergenza è cresciuta di giorno in giorno. Oggi è una radio vera con un palinsesto quotidiano e variegato che accompagna i pomeriggi e le serate di tanti studenti. Approfondimenti sull’attualità, l’arte, lo sport con Pick&Pop, le interviste, anche su Instagram a personaggi della cultura e dell’attivismo come l’ultima a Giovanni Impastato, gli speciali come la bellissima lettura collettiva di Dante, ma anche medicina, sociale, cucina, storia locale e musica ovviamente.

A Praxis, in via Veneziani in pieno centro storico, c’è lo studio di registrazione che con l’allentamento delle misure di confinamento i ragazzi sperano di poter tornare ad utilizzare. Spazio Praxis è nato nel 2018 come un coordinamento di associazioni, inizialmente Abruzzo Crocevia, Udu e Mutua Studentesca. La Mutua si occupa di servizi agli studenti, in particolare a Praxis è attivo, a prezzi calmierati, il servizio di vidimazione dei contratti di locazione che rispettano le previsioni dei patti territoriali. Abruzzo Crocevia, associazione di volontariato per le attività di integrazione sociale iscritta nell’apposito albo del Ministero del Welfare, con Praxis ha organizzato serminari sui cambiamenti climatici, le migrazioni, il razzismo e un seguitissimo ciclo di eventi sulla Palestina. Alle associazioni fondatrici si sono aggiunte nel tempo varie realtà che utilizzano lo spazio per riunioni, incontri e servizi, da Italia Nostra a Greenpeace a Emergency e diversi comitati territoriali.

A Praxis è nata anche Playdice, una community di appassionati di giochi da tavolo che ha coinvolto centinaia di giovani, aquilani e non, nelle proprie serate. Oltre alla Radio altri servizi e attività sono in comune, la biblioteca, la sala studio, sempre piena di fuorisede e studenti aquilani prima del lockdown, soprattutto nei giorni festivi, a dimostrazione della mancanza di spazi per studiare in città. C’era anche un mercatino dell’usato in cui gli studenti si scambiavano libri ma anche abbigliamento, mobili ecc.

Il futuro di Praxis, oggi, come quello di tutto il mondo associativo italiano, è incerto. Per Federico, studente di Ingegneria, e i suoi colleghi attivisti il punto ora è anche far quadrare i conti a Praxis. Da Marzo le sedi delle associazioni, come la nostra, sono chiuse e non abbiamo ricevuto alcun finanziamento. Spazio Praxis aveva scelto di vivere della propria capacità di autofinanziamento, viveva delle persone che lo vivevano, e ora abbiamo dovuto cercare di riprogrammare, anche grazie alla correttezza del proprietario, le spese fino alla riapertura. Per molte associazioni e circoli in giro per l’Italia c’è il rischio concreto di chiusura ed è giusto che ci siano forme di sostegno anche a queste realtà che svolgono servizi utili. Per L’Aquila è essenziale il suo associazionismo studentesco e giovanile e di comunità. Una città universitaria non è un algoritmo di successi e fallimenti né un grande evento pubblico annuale, e il mito dell’eccellenza meritocratica spesso non rende il giusto merito al decennale impegno che generazioni di studenti hanno dato, e danno, quotidianamente alla vita sociale e culturale di questa città.

 

*di Alessio Ludovici