01 Feb

Viadotto Cerrano, quali lavori e tempi?

Grazie alla posizione ferma del Ministero delle Infrastrutture, della Procura di Avellino e del gip, Autostrade per l’Italia spa, da qualche giorno sta finalmente lavorando alacremente sulla pila 1 del viadotto Cerrano.

Dalle immagini che abbiamo raccolto ieri, riporta il Forum H2O, appaiono in corso perforazioni per quello che sembra il posizionamento di micropali di consolidamento. A breve, da quanto leggiamo, dovrebbero essere installati i sensori profondi per i monitoraggi completi richiesti dagli ingegneri del Ministero che si aggiungono a quelli già esistenti.

Finalmente abbiamo anche un Piano di Emergenza condiviso da tutti gli enti, nonostante all’inizio il concessionario pretendesse di usare, non il Piano specifico richiesto dal MIT, ma il suo già redatto. Sul viadotto Cerrano abbiamo avanzato una richiesta di accesso agli atti presso la Prefettura di Teramo e al MIT perché vorremmo capire, esattamente cosa si sta facendo e con quali tempi.

Siamo interessati anche a capire come si intende affrontare nel medio e lungo periodo la situazione della frana che incombe su una delle più importanti infrastrutture italiane. Basta consultare le carte della Regione che evidenziano l’estensione dei movimenti franosi nell’area per capire la sua vulnerabilità, a poche centinaia di metri sullo stesso versante una frana interessò il gasdotto Snam pochi anni fa con conseguenze gravissime. Quali lavori sono programmati? Da chi? Con quali tempi?

In 40 giorni abbiamo sentito molte chiacchiere, fino alla dichiarazione di emergenza con 200milioni di euro richiesti allo Stato. Alcune di queste addirittura avanzate da chi votò nel 2008 la blindatura per legge delle convenzioni autostradali con il famigerato art. 9bis che, fino a quando sarà ritenuto valido, taglia qualsiasi azione decisa dello Stato nei confronti dei concessionari. Infatti, anche in caso di inadempienze di ogni genere, in caso di rescissione, lo Stato dovrebbe comunque pagare i profitti previsti fino alla scadenza naturale della concessione, nel Milleproroghe è stata ora introdotta una modifica contro cui si è scagliata l’associazione dei concessionari. Peraltro le convenzioni non prevedono alcuna possibilità per lo Stato di sospendere i pedaggi, decisione lasciata alla sola munificenza del concessionario, aggiungono.

Singolare, a nostro avviso, che tutti, non abbiano visto in Autostrade per l’Italia, il soggetto a cui chiedere conto fino in fondo di quanto sta accadendo e a parte qualche comunicato stampa, il concessionario si sta ben guardando dal comparire sui media.

Vogliamo sottolineare che sulle barriere new jersey, lo Stato fin dal 2015 ha individuato il problema nell’irregolare procedura di sostituzione degli ancoraggi, censurabile anche secondo la Procura. Da allora continua a chiedere a Autostrade di risolverlo.

Non certo con le omologhe fatte a posteriori pretese dal concessionario, querelle che ha portato via cinque preziosi anni con ben due pronunciamenti del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ma con sostituzioni secondo le richieste del MIT che, ancora a giugno 2019, a leggere il decreto del gip, Autostrade respingeva. Il tutto secondo il programma di priorità stilato dal Ministero l’estate scorsa. Solo l’intervento della magistratura ha sbloccato i primi lavori di cantierizzazione, peraltro solo sul tratto marchigiano. Anche su questo aspetto vorremmo capire come e in che tempi Autostrade spa ha intenzione di procedere viste le code.

Manca una riflessione profonda sul reale stato delle infrastrutture nel paese, si continuano a prospettare grandi nuovi interventi quando non riusciamo a garantire la manutenzione dell’esistente. E, sul nuovo, invece di pensare a terze corsie, bisognerebbe investire eventuali denari pubblici nel trasferire finalmente il trasporto delle merci su rotaia.